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martedì 11 maggio 2010

UE: "Difenderemo l'euro a tutti i costi"... anche a costo di distruggerlo

Nell'ennesimo salvataggio del fine-settimana oggi i Paesi dell'Unione Europea hanno annunciato un piano da 750 miliardi di euro per "salvare l'euro". Contemporaneamente la Merkel ha subito una sonora sconfitta in una importante elezione regionale perdendo anche il controllo del Senato tedesco.

Cosa preveda il piano sembra non interessare molto alla stampa, e nemmeno da quali tasche usciranno questi 700 miliardi di euro, d'altronde se attuato si tratterebbe solo del piano d'intervento finanziario più imponente della storia fatto con i nostri soldi, perché fare domande o cercare di approfondire?

Ma quello che preoccupa di più è l'obbiettivo dichiarato per l'intervento che è quello di colpire la speculazione sulla possibile uscita dall'euro dei membri più deboli: Grecia, Portogallo e Spagna in questo momento. Cioè non risolvere il problema della spesa statale fuori controllo, o quello dei bilanci statali sistematicamente falsificati, o quello della corruzione politica... No il più enorme trasferimento di ricchezza della storia viene annunciato (non ancora approvato) con lo scopo dichiarato di "colpire gli speculatori".

Il piano è il seguente: prendere 700 miliardi di euro dai contribuenti europei e prestarli sottocosto a tutti gli Stati che fin'ora hanno dimostrato di non essere stati in grado di ripagare i propri debiti.

Ai più attenti il geniale piano ricorderà quello identico di salvataggio delle banche americane, la TARP, approvato a ottobre 2008 negli Stati Uniti subito dopo il fallimento di Lehman Brothers, che non ha impedito il fallimento seguente di Washington Mutual e Wachovia Bank e di centinaia di altre banche locali. E che inoltre non ha impedito che i mercati collassassero fino al minimo di marzo 2009, quando incidentalmente è iniziato l'ulteriore programma di quantitative easing della FED.

Oggi i mercati azionari europei sono entusiasti e ne hanno ben donde, poiché con questa mossa i ministri finanziari hanno promesso di spostare una grossa quantità di perdite potenziali sui titoli pubblici da banche e assicurazioni sui privati cittadini. Sfortunatamente questo ennesimo caso di "rubare ai poveri per dare ai ricchi" non da nessun vantaggio all'euro. Al contrario, è ora chiaro che banche e Paesi non hanno nessun bisogno di sentirsi responsabili per i propri errori. Le mie speranze per sul futuro dell'euro sono al lumicino.

L'effetto annuncio ha lanciato l'euro da 1,275 a 1,31 sul dollaro in poche ore. Un movimento spaventoso per il cambio tra le due principali valute mondiali.

Mentre scrivo, nemmeno 24 ore dopo, l'euro è di nuovo a 1,275. I nostri geniali ministri finanziari con 700 miliardi di euro non sono riusciti a farsi belli nemmeno per un giorno. Che figura barbina!

venerdì 13 novembre 2009

La Federal Reserve Bank of New York, il tuo nuovo padrone di casa

Del groviglio di interventi straordinari realizzati dalla Federal Reserve durante i lunghi mesi del panico finanziario si sa tutt'ora poco e niente. La FED si è praticamente asserragliata dietro l'assioma che è assolutamente indispensabile mantenere il segreto assoluto al fine di garantire la stabilità finanziaria degli Stati Uniti. Non si deve sapere quali operazioni siano state fatte, chi ne sia stato il beneficiario e a quali condizioni, e soprattutto mai e poi mai si può rivelare come sia composto lo stato patrimoniale della FED.

Non valgono tutti i segni di ripresa dell'economia e dei mercati finanziari sbandierati ai quattro venti quando si tratta di dimostrare quanto governo e burocrazia siano stati bravi nel "salvarci" dalla "Seconda Grande Depressione", semplicemente regalando soldi gratis alle banche. Se solo trapelasse qualche dettaglio su "cosa" effettivamente è stato fatto, si rischierebbe istantaneamente il caos. Ma non solo il grande pubblico, nemmeno il Congresso americano potrebbe reggere a una vista del genere. Solo i banchieri centrali hanno lo stomaco per conoscere i dettagli. A noi basti sapere che tutto quello che hanno fatto lo hanno fatto per noi e i guadagni stratosferici delle banche "salvate" lo stanno a testimoniare.

Nonostante la difesa tetragona del segreto dell'attività della FED molto lentamente stanno emergendo alcuni particolari su alcune delle operazioni. L'ultima chicca è particolarmente gustosa: la FED è diventata l'orgoglioso proprietario di un centro commerciale a Oklahoma City (en), un gioiello di architettura commerciale che ha l'unico difetto di essere totalmente deserto.



Ma come è potuto accadere che la banca centrale più influente del mondo si trovi a contrattare gli affitti con dei negozianti di abbigliamento di Oklahoma City?

La storia inizia a marzo del 2008 con il collasso di Bear Stearns che viene "salvata" da JPMorgan con l'aiuto della Federal Reserve Bank di New York. Ossia JPMorgan, temendo di essere la tessera immediatamente successiva del potenziale domino, acquista il meglio di Bear Stearns per $1.1 miliardi, ma solo dopo aver lasciato alla FED la patata bollente di $29 miliardi di strumenti finanziari "illiquidi", o per maggiore precisione di dubbio valore.

Uno di questi strumenti finanziari "illiquidi" era un prestito al costruttore del centro commerciale di Oklahoma City garantito dall'immobile stesso. Una volta terminato il centro commerciale non è decollato e il costruttore ha mollato baracca e burattini al malcapitato finanziatore che si ritrova in mano una struttura vuota di valore molto minore del prestito residuo.

Un eccellente esempio di cosa sia esattamente il collasso del mercato immobiliare commerciale attualmente in corso negli Stati Uniti. E anche in Italia si direbbe, per lo meno a giudicare dalla quantità di cartelli "Affittasi uffici" e "Affittasi locali commerciali" che trovo sulla strada per andare a lavoro.

giovedì 11 giugno 2009

I bond dell'IMF, gli investitori internazionali e l'immaginario stato della Lattonia

A complicare le cose per il Tesoro a stelle e strisce ci si mette anche l'IMF che sta pianificando di emettere debito proprio, indicizzato rispetto ad un calmiere di valute anziché in dollari, per finanziare il salvataggio della prossima ondata di nazioni sulla strada del default (Lettonia in prima fila (en)).

Diversi finanziatori internazionali (cioè le banche centrali di Cina, Brasile, Russia e India) si sono mostrati interessati ai bond dell'IMF apparentemente al fine di ridurre l'esposizione al dollaro e agli Stati Uniti.

Incidentalmente, questa storia del debito dell'IMF va vista in dettaglio, è probabile che la strategia principale sia semplicemente quella di scalare di un gradino la struttura del capitale dei Paesi in difficoltà.

Cerco di spiegarmi: l'immaginario stato della Lattonia è in difficoltà perché ha $200 milioni di dollari di debito in scadenza a luglio e ovviamente non ha liquidi per ripagarlo (in realtà non si è mai nemmeno posto il problema!), come sempre cerca di rifinanziare, ma questa volta gli investitori internazionali che gli avevano prestato i $200 milioni fino a ieri, oggi hanno paura e non rinnovano i prestiti. La Lattonia allora va in tutta fretta dall'IMF e implora di essere salvata: ha bisogno di $200 milioni entro luglio. La trattativa viene fatta senza andare per il sottile e l'IMF concede il prestito imponendo condizioni draconiane, tra cui la precedenza dell'IMF stesso su tutti i creditori dello stato lattone.

Naturalmetne l'IMF i soldi non ce li ha e deve farseli prestare. Emette bond per $200 milioni, che vengono prontamente acquistati a piene mani dagli stessi investitori che stavano fuggendo dalla Lattonia e si trovano giusti, giusti con $200 milioni da piazzare in qualche investimento sicuro. Tutto procede per il meglio e lo stesso dollaro va dalla Lattonia alla Cina, dalla Cina all'IMF e infine torna in Lattonia esattamente da dove era partito.

Il vantaggio per gli investitori è che ora i $200 milioni sono saliti di un gradino nella struttura del capitale, perché il creditore IMF ha la precedenza sugli altri creditori dello stato lattone, e prestare all'IMF che presta alla Lattonia è più sicuro che prestare direttamente alla Lattonia.

Alla fine del gioco chi ci ha rimesso sono gli altri investitori in debito pubblico lattone, in genere fondi pensione e piccoli risparmiatori che rischiano di ripetere un'esperienza gia nota (en).

Lo stato della California, la Federal Reserve Bank e il Tesoro degli Stati Uniti...

... cosa hanno in comune?

Due cose:
  1. fanno parte della mia death watch list istituzionale dal lontano settembre del 2008,
  2. ieri hanno fatto notizia all'unisono per problemi finanziari.
Lasciatemi tradurre qualche titolo:
  1. California nears financial "meltdown" as revenues tumble (en) - "La California si avvicina al collasso finanziario mentre le entrate fiscali crollano", Reuters. E il commento di Mish California 50 Days From Financial Meltdown.
  2. Fed Would Be Shut Down If It Were Audited, Expert Says (en) - "Secondo un esperto la FED dovrebbe essere chiusa se fosse sottoposta a un controllo", CNBC. E il commenti di Denninger The Fed: Bankrupt.
  3. Treasury Holds 'Awful' Auction: 10-Year Yield Hits 3.95% (en), CNBC - "Il Tesoro tiene un asta 'orribile': il rendimento dei buoni a 10 anni tocca 3.95%" (in realtà è il 3.99%). Nessun commento di rilievo fin'ora.
L'impatto, almeno per la FED e il Tesoro, ancora non sembra imminente, ma l'iceberg è in vista e la rotta è quella di collisione.

venerdì 5 giugno 2009

Gli interessi sul debito americano e la cascata

Sembra proprio che il vecchio Ben Bernanke, presidente delle Federal Reserve, abbia un problema: non ha idea di come funzionino il denaro e il debito. Che per un banchiere centrale, anzi per il banchiere centrale più influente al mondo, è una pecca non da poco.

Come notato in Come si riconosce il crollo dei mercati del credito? il vecchio Ben sta perdendo il controllo del mercato del credito e in particolare dei tassi sul debito pubblico di lungo periodo. Il grafico seguente (en) è l'indice dei titoli del Tesoro a 10 anni, rappresenta il tasso moltiplicato 10, ad esempio 38 indica un tasso del 3,8%:


E come notato nello stesso post, perdere il controllo del tasso di riferimento del debito, per una economia iper-finanziarizzata come quella americana, significa perdere il controllo a cascata dell'intera economia. Oggi il tasso di riferimento per i mutui immobiliari a tasso fisso a 30 anni è quotato sopra il 5,50% da quasi tutti con picchi del 5,75%. Ad esempio queste sono le quotazioni di Wells Fargo:


I tassi dei mutui a 30 anni hanno sfiorato il 4,50% poche settimane fa e in molti erano in lista per rifinanziare. Ma ora non più.

E in cascata? Case, banche, aziende, etc.

Ben pensa che il quantitative easing, ossia stampare denaro per pagare i debiti invece di guadagnarselo, è la soluzione per la crisi finanziaria.

La realtà gli sta mostrando gentilmente, per ora, che i sui modelli economici non valgo un accidente. Ben non sembra un ragazzo troppo sveglio e con le buone potrebbe non capire, nel qual caso la realtà passerà modi meno gentili. Chiedete alla banca centrale della Lettonia quanto sia educativa l'esperienza (en).

Aggiornamento: Wow! Ho appena trovato un grafico del rendimento dei buoni del Tesoro USA a 2 anni ed è addirittura più inquietante di quello a 10 anni:


Per i non addetti ai lavori: l'esplosione dei rendimenti implica il crollo dei prezzi e poiché gli speculatori del mercato creditizio, in prima fila banche ed hedge fund, utilizzano leve finanziarie inverosimili sui titoli sicuri come quelli a due anni, si ipotizza che la mattinata del 5 giugno verrà ricordata a lungo e con dolore da parecchi operatori.

Ma mentre la continua debolezza dei titoli a 10 anni la si può spiegare con l'intezione dichiarata della Cina e degli altri investitori internazionali di mettere al sicuro le proprie immense riserve rispetto al rischio di inflazione sul lungo periodo che temono sarà generata dal quantitative easing, il tracollo dei titoli a due anni, così violento e repentino ha colto quasi tutti di sorpresa.

Forse si tratta solo di un messaggio lanciato dalla Cina agli Stati Uniti di smetterla qui e ora con i giochetti monetari e fiscali. L'equivalente di una testa di cavallo mozzata lasciate all'entrata della Federal Reserve e del dipartimento del Tesoro. Ancora non è chiaro come interpretare la cosa.

venerdì 19 dicembre 2008

ZIRP! (Zero Interest Rate Policy)

Mi scuso per essere sparito di nuovo. Durante la mia assenza la quantità di eventi economici e finanziari è stata massiccia, ma a mio parere due notizie sovrastano le altre di una spanna:
Per il momento ci occuperemo della politica monetaria della FED.

Qualche tempo fa ho dato un altro seminario su finanza e macroeconomia per amici e non. Una delle mie previsioni sull'evoluzione della crisi finanziaria era che le banche centrali occidentali avrebbero finito con l'adottare la "Zero Interest Rate Policy (en)" anche detta ZIRP o "quantitaive easing". Ma onestamente non mi aspettavo che ci saremmo arrivati così in fretta.

La ZIRP e la teoria economica kaynesiana


La ZIRP è una tecnica kaynesiana (en) di politica economica intesa a stimolare la crescita economica, in sostanza la banca centrale fissa il tasso d'interesse di riferimento, quello per il credito a breve termine, esattamente o molto vicino allo zero percento, in modo da favorire l'accumulo di debito e punire il risparmio.

Che io sappia, la politica del tasso zero è stata praticata esclusivamente in Giappone dopo la crisi finanziaria degli anni '90 (en), il cosiddetto "decennio perduto" con i seguenti risultati:
Che qualcuno possa pensare che la politica del "tasso zero" generi crescita economica sostenibile mi lascia allibito, ma il proporre l'accumulo di altro debito come soluzione ad un problema di debito eccessivo come quello di oggi è pura e palese idiozia!

Ma politici e i banchieri centrali sono ferventi seguaci di Kaynes e non c'è da stupirsene, poiché la maggior parte delle ricette Kaynesiane nell'affrontare le crisi finanziarie ed economiche si basano sul concentramento del potere economico e sull'intervento dello Stato nei mercati. La progressiva nazionalizzazione dei sistemi finanziari mondiali, il varo dei provvedimenti di stimolo fiscale e di progetti di spesa pubblica sono interventi Kaynesiani che permettono a politici e banchieri centrali di decidere chi si arricchisce e chi soccombe. Come pretendere che l'esablishment non sia Kaynesiano?

Per il momento oltre a Stati Uniti, Giappone e Svizzera anche la Gren Bretagna ha segnalato che arriverà entro breve ad adottare la ZIRP, mentre la BCE ha dato segnali contrastanti e c'è chi mormora che potrebbe aver finito con i tagli sui tassi col suo 2%. Personalmente ritengo che tutte le banche centrali occidentali arriveranno allo ZIRP e al quantitaive easing, inclusa la Banca Centrale Europea che per la seconda volta sarà costretta a rimangiarsi tutte le belle parole sulla stabilità monetaria e rischi di inflazione.

Servirà a qualcosa? Se hai debiti, probabilmente. Se sei una banca, sicuramente.

E se non hai debiti e non sei una banca? Beh, qualcuno dovrà pur pagare il conto. No?

domenica 7 dicembre 2008

Il ciclo del denaro spiegato da Stand di Due Cents

Credo sinceramente insieme a te che le establishment bancarie siano più pericolose di armate schierate per la battaglia; e che il principio di spendere denaro che dovrà essere ripagato dalla posterità, col nome di finanziamento, non sia altro che truffare il futuro su larga scala. (da una lettera a John Taylor, 28 maggio 1816)
Che ci piaccia o no viviamo in un mondo di monete legali, ossia in tutti i Paesi del mondo usiamo come denaro dei pezzetti di carta privi di valore intrinseco che acquistano valore esclusivamente grazie ad una imposizione legale. Questi pezzettini di carta, le banconote, sono di solito stampate da una azienda semi-pubblica, la banca centrale, seguendo alcune semplici regole imposte da ciascuno Stato. Le regole di solito lasciano un elevato grado di discrezionalità ai banchieri centrali che certamente non disdegnano di farne uso.

Che ci piaccia o no per capire le ragioni profonde della crisi e gli scenari futuri dobbiamo fare del nostro meglio per capire come funzionano le monete legali e i sistemi bancari moderni, basati su di esse. L'ultimo lungo post di Stand Quantitative easing (prima parte) fa un buon quadro del funzionamento di banche e banche centrali. L'unica accortezza che chiedo ai lettori è di fare attenzione all'uso che fa Stand della parola "denaro", con la quale indica sia il denaro vero e proprio, ovvero i pezzetti di carte di cui sopra, sia il credito concesso dalle banche, io in genere uso "base monetaria" o "massa monetaria" per un concetto simile. Si tratta di dettagli, ma fanno differenza. Per chi fosse interessato alle puntate precedenti, alcune delle mie idee si trovano nei seguenti post:

venerdì 5 dicembre 2008

FED, deflazione e quantitative easing

Deflazione

Negli ultimi giorni i mercati del credito in generale e il mercato dei titoli di Stato americani in particolare si comportano come se avessero avuto un epifania: è in arrivo la depressione economica. Il segno più evidente del panico creditizio è dato dai titoli trentennali di zio Sam il cui rendimento ormai sfiora il 3%.


Vediamo di capire il grafico qui sopra. Per tutto il periodo della crisi fino a metà novembre un bond a 30 anni rendeva intorno al 4,5% con punte verso il basso vicine al 4% nei momenti di maggior panico come dopo il collasso di Lehman Brothers. D'altra parte 30 anni sono lunghi a passare e l'economia presto si riprenderà. A metà novembre gli investitori si sono convinti che prendere un misero, ma sicuro, 3% per i prossimi trent'anni è un eccellente investimento, ossia hanno deciso che l'economia non si riprenderà tanto presto e che i tassi rimarranno bassi per anni.

I mercati del credito parlano apertamente di deflazione e depressione.

Quantitative easing

Nel gergo della banche centrali si chiama "quantitative easing". Noi comuni mortali possiamo semplicemente chiamarlo "stampare denaro". Al contrario di quello che si sentiva dire un po' ovunque, fino a settembre la FED era stata molto attenta a non stampare un dollaro (quasi), per evitare l'aumento dei tassi d'interesse a lungo termine e la fuga dei finanziatori stranieri. Ma a partire da settembre la FED e il governo americano hanno perso il controllo dei mercati finanziari e circolava il sospetto che la FED avesse cominciato a stampare.

Ieri la FED ha ammesso la sua prima operazione finanziata dalle rotative di Stato. Dalle FAQ su una delle operazioni di finanziamento di Fannie e Freddie:


Queste operazioni saranno neutre rispetto alle riserve?
No, queste operazioni saranno finanziate attraverso la creazione di riserve bancarie addizionali.
Guarda caso, la "creazione di riserve bancarie addizionali" si traduce ancora con "stampare denaro", e d'altronde che altro sa fare una banca centrale?

Dunque siamo arrivati al punto in cui la FED sta iniziando al campagna di monetizzazione del debito per combattere la deflazione e salvare le banche (a spese di tutti). C'è un problema però...

I mercati del credito pensano che la FED fallirà.

Aggiornamento: Per chi fosse interessato alcune delle mie idee su denaro e banche centrali si trovano nei seguenti post:
Aggiornamento: menti simili pensano simile, Stand ha appena pubblicato un post molto lungo sul ruolo delle banche centrali e sul "quantitative easing". Chi segue i commenti su Due Cents saprà che a mio giudizio l'ultimo post di Stand sul denaro e sul debito contiene alcuni errori sostanziali, per cui prima di dare per buono questo post sulle banche centrali lo devo leggere tutto e per bene. In ogni caso è meglio leggere Stand (che anche se fa un errore dice molte cose molto interessanti) che il Sole 24 Ore o altra robaccia del genere il cui unico obbiettivo è confondere le idee.

domenica 26 ottobre 2008

Alan Greenspan sul banco degli imputati come responsabile della crisi economico finanziaria

Alan Greenspan è stato il presidente della Federal Reserve per cinque mandati consecutivi dal 11 agosto del 1987 al 31 gennaio del 2006. Per buona parte del suo incarico e fino all'inizio dell'attuale crisi finanziaria nell'agosto del 2007 è stato considerato dal grande pubblico un mostro sacro della finanzia moderna e una specie di genio delle politiche monetarie, tanto da essere soprannominato dalla stampa "the Maestro".

In un formidabile rovescio di fortuna oggi il signor Greenspan si ritrova sul banco degli imputati con l'accusa di essere uno dei principali artefici del colossale castello di carte che è la finanza mondiale e quindi dei principali responsabili della devastazione che l'attuale crisi economico-finanziaria sta seminando negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

Il signor Geenspan ammette di aver avuto "parzialmente torto" nella sua ostinazione nel respingere qualsiasi tipo di regolamentazione dei prodotti finanziari moderni e si è definito "scioccato" e "incredulo" di fronte alla patente idiozia degli standard di concessione del credito adottati dalle banche nello stato avanzato della bolla immobiliare. La difesa è stata in pratica :"non credevo... non immaginavo... non capivo... invoco come attenuante la mia incapacità di intendere e di volere e mi appello alla clemenza della corte".

Grottesco.

Il seguente montaggio è assolutamente geniale:


Greenspan: Those of us who have looked to the self-interest of lending institutions to protect shareholders' equity, myself expecially, are in a state of shocked disbelief.
Captain Renault: I'm shocked, shocked to find that gambling is going on in here!
Croupier: Your winnings, sir.
Captain Renault: Oh, thank you very much.
Captain Renault: Everybody out at once!

Greenspan: Quelli di noi che guardavano all'interesse delle istituzioni finanziarie per proteggere il patrimonio degli azionisti, specialmente me stesso, sono in uno stato di incredulità scioccata.
Capitano Renault: Sono scioccato, scioccato, nello scoprire che praticate il gioco d'azzardo qui dentro.
Un crouper: La sua vincita signore.
Capitano Renault: Oh, grazie mille.
Capitano Renault: Tutti fuori, forza!
Sfortunatamente non ho trovato citazioni del mio disprezzo per il signor Greenspan nel blog se non una evidenza indiretta dentro alla presentazione in Una introduzione alla crisi economico finanziaria dove nella diapositiva 14 identifico l'inizio simbolico della bolla del credito mondiale con la nomina di Greenspan a presidenta della FED al posto di Paul Volker. Quindi correrò il rischio di sembrare uno di quelli che attacca le persone solo quando sono al declino (d'altra parte mio il disprezzo per il suo successore Ben Bernanke dovrebbe essere abbondantemente evidente in diversi post come ad esempio I compagni Paulson e Bernanke contro il popolo degli USA).

La storia avrà il suo bel da fare a giudicare Alan Greenspan. Mi azzardo a prevedere che sarà riconosciuto come uno dei responsabili e forse come un vero e proprio autore della crisi finanziaria del 2008 e di tutto quello che ne seguirà.

mercoledì 8 ottobre 2008

Taglio dei tassi globale (termonucleare?)

Tutte le banche centrali tagliano i tassi la notizia tanto attesa è arrivata questa mattina.I mercati si riprenderanno per circa:
  1. un mese
  2. una settimana
  3. un giorno
  4. un ora
  5. un minuto
Al momento la risposta giusta sembra essere la 4. Ma è assolutamente impossibile prevedere le reazioni di questi mercati.

Per quello che riguarda la soluzione dei problemi finanziari mondiali, questa misura straordinaria è squisitamente cosmetica, tanto più che il Federal Fund Rate effettivo, dopo essere stato di fatto tagliato per settimane di quasi 100 punti base oggi è uscito al 2,97%!

Aggiornamento: guardando in giro per internet mi viene il sospetto che siamo piuttosto vicini ad un'inversione d'umore dei mercati. In questo momento gli indici azionari sono sui minimi di ieri, ma comincia, pian piano, a prospettarsi la possibilità che la risposta giusta sia la 1. (Ovviamente questo non è un consiglio su come investire!)

Aggiornamento: WOW! Ritiro quello che ho detto! I titoli di stato americani di lunga durata non hanno preso niente bene il taglio dei tassi globale.

Aggiornamento: Ok, la risposta giusta era la 4.

domenica 28 settembre 2008

La nuova death watch list istituzionale

Dopo il fallimento di Washington Mutual è difficile dire chi sarà il prossimo, potrebbe essere chiunque. Qualunque azienda che abbia uno stato patrimoniale con elevata leva finanziaria è a rischio. Le aziende finanziarie vere e proprie sono ovviamente in prima linea, ma nell'era del debito molte aziende altrimenti sane hanno giocato a fare le finanziarie e ora sono subito dietro.

Ma possiamo alzare il tiro. Proviamo a mettere insieme la nostra death watch list delle istituzioni finanziarie nazionali, cominciando dall'altra parte dell'Atlantico.

Lo stato federale della California

Nonostante il governatore Arnold Schwarzenegger sia riuscito a far approvare il budget la situazione delle casse dello stato con la seconda bolla speculativa immobiliare degli Stati Uniti (dopo la Florida) sono devastate (en). Altri stati federali sono a rischio.

Federal Reserve Bank

Sì la FED. L'istituzione che stampa i dollari a proprio piacimento e che con un proprio tocco ai tassi d'interesse può decidere la vita e la morte del mercato, è sull'orlo dell'abisso.

Il Tesoro americano ha già provveduto a un prestito d'emergenza di più di $100 miliardi e di fatto, il famigerato Piano Paulson altro non è che uno schema per permettere alla FED di scaricare le centinaia di miliardi di dollari che ha assorbito da Wall Street sulle larghe spalle del Tesoro.

Il governo farà di tutto per nascondere l'effettivo stato di insolvenza della FED e potrebbe anche riuscirci, ma è probabile che prima che la crisi sia finita la realtà finirà sui giornali.

Il Tesoro degli Stati Uniti d'America

Sì gli Stati Uniti d'America, l'unica super-potenza rimasta al mondo, ha buone probabilità di ripudiare almeno una parte del proprio debito pubblico prima che la crisi sia finita. Un default sul debito come la Russia nel 1998 e l'Argentina nel 2001.

Ci vorrà ancora tempo, ma in questo momento il Tesoro è l'unica istituzione americana in grado di rifinanziare il proprio debito e il governo è deciso a spostare l'intero sistema finanziario sotto il suo controllo. La nazionalizzazione di un intero sistema finanziario insolvente non ne cambia lo stato di insolvenza, semplicemente lo trasferisce.

I primi segni cominciano già ad apparire. La settimana scorsa, per la prima volta in assoluto, assicurare contro il default le obbligazioni di McDonald costava meno che assicurare i buoni del Tesoro americano. Cioè grazie al Piano Paulson i mercati del credito considerano McDonald un creditore più affidabile di Zio Sam.

martedì 16 settembre 2008

Il collasso di AIG: prosegue la nazionalizzazione del sistema finanziario degli USA

Come già detto, questi sono giorni che passeranno alla storia.

A quanto pare non c'è voluto molto perché la crisi di AIG passasse alle prime pagine dei giornali nazionali! Sul Corriere abbiamo Crisi Usa, il governo salva Aig, che come sempre confonde il salvataggio dei creditori di una azienda con il salvataggio dell'azienda stessa. Cosa sarà della AIG non lo sappiamo ancora, ma azionisti e management hanno ottime probabilità di essere annichilati.

La nazionalizzazione del sistema finanziario americano procede a tappe forzate. Finora il contribuente degli Stati Uniti d'America, in un tempo lontano bastione del libero mercato, sono proprietari delle seguenti aziende tecnicamente fallite:
  • parte di Bear Sterns, una banca d'affari, ovvero uno speculatore del mercato immobiliare, per mezzo della FED ($30 miliari)
  • l'80% di Fannie Mae e Freddie Mac, i giganti finanziari del mercato dei mutui, per mezzo del Tesoro ($200 miliardi di linea di credito, per ora)
  • IndyMac e una decina di altre piccole banche regionali, per mezzo della FDIC (intorno a $15 miliardi)
  • una parte di Lehman Brothers, un'altra banca d'affari, attraverso una complessa operazione finanziaria messa in opera dalla FED dopo il fallimento (tra $50 e $100 miliardi, non è chiaro)
  • l'80% di AIG, la più grande compagnia di assicurazione degli Stati Uniti, per mezzo di un prestito della FED ($85 miliardi)
  • una parte di ogni altra banca e finanziaria degli Stati Uniti, per mezzo di prestiti concessi dalla FED e dalle FHLB (centinaia di miliadi, non ho le cifre a portata di mano)
  • una parte dell'industria di auto (General Motors e Ford) attraverso concessioni fiscali approvate dal Congresso (almeno $50 miliardi)
Con la FED, il Tesoro e le banche centrali straniere nel panico e i mercati scioccati dalle conseguenze dei continui fallimenti e nazionalizzazioni, è impossibile dire cosa accadrà nel breve periodo. L'unica cosa certa è che la lista di aziende che implorano la loro parte di soldi pubblici è ancora molto lunga.

È piuttosto scioccante, ma ci sono buone possibilità che alla fine della crisi gli Stati Uniti saranno la più grande economia di stato del pianeta.

Aggiornamento: Con un atto di giornalismo decisamente inaspettato la CNBC ha compilato la lista dei salvataggi del governo americano durante la crisi (en), con tanto di valore finanziario associato. La lista è molto simile alla mia, ma è più accurata. Totale a carico del contribuente USA? $900 miliardi.

lunedì 15 settembre 2008

Tutto questo è fantascienza finanziaria

Questi giorni passeranno alla storia.

Venerdì sera la situazione del sistema finanziario americano era critica, ma in pochi si aspettavano che gli eventi potessero precipitare così in basso così rapidamente. Al momento la situazione è questa:
Nelle parole di

martedì 15 luglio 2008

Il segretario del Tesoro Hank Paulson: "Salvate soldato Freddie (Mac)"

Per Fannie Mae e Freddie Mac le cose sono precipitate così velocemente venerdì scorso da prendere un po' tutti di sorpresa e mettere in subbuglio diversi mercati finanziari. La situazione è diventata così tesa che per tutto il fine settimana il segretario del Tesoro americano Hank Paulson e il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke sono stati impegnati nell'elaborazione di misure straordinarie da annunciare prima dell'apertura dei mercati onde evitare che la tensione sfociasse in vero e proprio panico.

Le misure annunciate, come previsto, consistono in un piano per trasferire sul contribuente americano (il taxpayer) le perdite potenziali dei due giganti quasi-governativi dopo che tutto il sistema finanziario privato ha scaricato su di loro centinaia di miliardi di dollari di mutui a rischio. Il tutto senza che cada una sola testa di dirigente o che gli investitori in mutui a rischio debbano subire il minimo danno. A proposito su $5 trilioni di mutui quanti sono finanziati dalle banche centrali dei paesi emergenti (più il Giappone)? Più di $1 trilione?

E' per questo che il "soldato Freddie" deve essere salvato a ogni costo. Questione di sicurezza nazionale.

mercoledì 2 luglio 2008

Tassi di interesse, la Banca centrale europea e un vicolo cieco

Avanti veloce fino a oggi.

Domani alle 1:45 sarà diffusa la decisione di politica monetaria del consiglio dei governatori della Banca centrale europea. Dopo un anno di annunci sempre uguali e di tassi d'interesse a breve immobili al 4% ci si aspetta un innalzamento al 4,25%. Sembra infatti che Trichet e compagni, stretti tra la crisi finanziaria che porta le banche e i Paesi europei più deboli a implorare tassi più bassi e l'inflazione dei prezzi al consumo al galoppo al 4%, che imporrebbe tassi più alti, abbiano preso una decisione. La BCE ha il mandato di "combattere l'inflazione" e i governatori hanno annunciato nella maniera più esplicita possibile che alzeranno tassi nonostante le critiche.

Per ora mettiamo da parte il fatto che per soddisfare a pieno questo fantomatico mandato di "combattere l'inflazione" la BCE potrebbe semplicemente smettere di stampare banconote e magari chiudere i battenti. Come vedremo infatti, la scuola economica austriaca mostra chiaramente che l'imposizione a una economia di una moneta legale, come l'Euro, ha il solo scopo di permettere alla banca centrale di creare inflazione monetaria e di controllare chi ne tragga beneficio. Per ora ho solo il primo tassello: l'origine del denaro.

Dunque, la BCE si preoccupa dei prezzi al consumo che sono spinti verso l'alto principalmente dal costo delle materie prime che, in crescita anche prima dell'inizio della crisi finanziaria, adesso stanno letteralmente esplodendo. Ma per quale meccanismo un aumento dei tassi d'interesse dovrebbe abbassare il presso delle materie prime? Il meccanismo solito è che l'innalzamento dei tassi d'interesse rallenta le rotative della BCE che stampano gli Euro, ma a giudicare dalle statistiche della BCE stessa le rotative (M1 nella figura in basso) sono praticamente ferme dal Giugno 2007!


La base monetaria M1, composta dagli Euro in circolazione e dai depositi bancari, è immobile poco sopra i 3.800 miliardi da un anno. Le altre misure della base monetaria, M2 e M3, sono in forte espansione, ma contengono componenti che non sono equivalenti al denaro e che normalmente crescono in momenti di crisi.

Non è affatto chiaro cosa abbiano in mente alla BCE, ma proviamo a raffiguraci i due scenari possibili sulla base delle aspettative degli investitori e dei livelli dei principali mercati che sarebbero influenzati dall'azione della BCE:
  1. il cambio Euro su dollaro è a 1,587 molto, molto vicino al record assoluto di 1,60 stabilito ad aprile,
  2. il petrolio ha chiuso oggi stabilendo il record assoluto di $143,57 al barile,
  3. gli indici principali degli Stati Uniti hanno chiuso a circa 20% di perdita rispetto ai picchi stabiliti a ottobre 2007, e si trovano tutti in condizioni tecniche estremamente precarie, gli analisti di diverse banche d'affari hanno dato voce ai timori di un crollo imminente.
Scenario numero uno: la BCE alza effettivamente i tassi al 4,25%, come previsto dai più e temuto da quasi tutti, il dollaro scende in maniera decisa, per reazione il prezzo del petrolio, espresso in dollari, schizza verso l'alto e i mercati americani precipitano nell'abisso, seguiti dai mercati mondiali a stretto giro di posta. Poiché una delle spinte verso l'alto del prezzo del petrolio è la mancanza di fiducia verso gli strumenti finanziari espressi in dollari, è probabile che anche il prezzo del petrolio espresso in euro finisca per salire. In tutto il mondo si inscenano manifestazioni spontanee di protesta contro la BCE durante le quali si bruciano bambole con l'effige di Trichet.

Scenario numero due: la BCE terrorizzata dalla prospettiva dello scenario numero uno lascia i tassi al 4%, sorprendendo tutti dopo il tam-tam sull'annunciato del rialzo, il dollaro esplode verso l'alto, il petrolio crolla e i mercati americani rimbalzano seguiti da quelli mondiali che festeggiano sia i tassi che il crollo del petrolio. Il prezzo del petrolio anche espresso in Euro scende. Trichet è proclamato eroe nazionale in una decina di Paesi e la BCE non sarà mai più presa sul serio quando pre-annuncia una decisione di politica monetaria.

Per il momento, restiamo tutti in attesa che lo spettacolo si compia.

sabato 31 maggio 2008

Segui i soldi, il lungo viaggio dalla Cina al consumatore USA

Il post precedente dedicato al significato del deficit e surplus corrente si conclude con il percorso kafkiano di un televisore e dei soldi per comprarlo a credito che, partiti entrambi dalla Cina, arrivano insieme in Texas. Poiché questo percorso è il nocciolo della globalizzazione e in un paio di punti si fa tortuoso proviamo a percorrerlo di nuovo e con più calma.

In una delle mille fabbriche cinesi un operaio finisce di assemblare un televisore LCD, per produrre il quale ci sono voluti componenti e manodopera molto reali e poco pagati in yuan, la moneta ufficiale cinese. Il televisore viene venduto in una partita insieme ad altre centinaia di televisori uguali per 700 yuan l'uno a un importatore americano. L'importatore alla frontiera aveva cambiato circa $100 a pezzo al cambio ufficale di circa 7 yuan per un dollaro, direttamente dalla banca centrale cinese.

Fin qui tutto regolare. L'importatore se ne torna a casa insieme ai suoi televisori, alleggerito dei dollari necessari all'acquisto, ma contento. Infatti conta di rivenderli a $200 al pezzo con un discreto margine anche contando i costi di trasporto e tutto il resto.

Ma che fine fanno tutte le banconote da $100 lasciate alla frontiera?

Qui c'è la prima tortuosità del nostro percorso. Il cambio ufficiale dollaro/yuan è imposto dalla banca centrale cinese su valori artificialmente bassi in modo da incentivare l'export cinese. Difatti una parte significativa del successo commerciale della Cina deriva dalla svalutazione competitiva operata sistematicamente sullo yuan. Il risultato dello yuan artificialmente debole è che il resto del mondo trova i beni cinesi più economici, mentre i cinesi trovano più cari i beni provenienti dall'estero. Il risultato è che ai cinesi non interessa di cambiare i proprio yuan per dollari e comprare beni americani, perché possono avere quasi tutto più economicamente sul mercato cinese.

I buona sostanza, i $100 rimangono nelle casse della banca centrale cinese che non sa esattamente cosa farci, se non chiamarli 'riserve monetarie'!

La banca centrale cinese naturalmente non tiene queste riserve monetarie in grossi mucchi di banconote da $100, ma cerca di investirli in strumenti finanziari a basso rischio in modo da recuperare la perdita di valore dovuta all'inflazione. Qui la questione si fa ancora più tortuosa poiché il democraticissimo governo degli Stati Uniti non disdegna di essere finanziato dall'amico governo chinese attraverso la sottoscrizione di obbligazioni del Tesoro (chiamate treasuries, bills o notes) o di quelle di agenzie governative (chiamate agencies), ma chiaramente non può permetter che lo stesso governo cinese, comunista e non democratico, possa investire a suo piacimento nell'economia americana. Quindi buona parte delle riserve monetarie cinesi finisce in titoli di stato americano permettendo al governo Bush di fare spese pazze (ad esempio la guerra contro il terrore) e contemporaneamente abbassare le tasse alle persone e alle aziende.

Ma torniamo ai nostri $100 al pezzo che dalla frontiera cinese sono arrivati nelle casse del dipartimento del Tesoro. Per ogni pezzo da $100 di fiananziamento ricevuto sono richiesti $100 in meno di tasse oggi (e molti di più in futuro, ma questo è materiale per un altro post) e il risultato efficacie è che i contribuenti si ritrovano in tasca l'intero valore dei tagli fiscali finanziati dalla banca popolare cinese e contemporaneamente sul groppone il debito equivalente.

Eccolo là come almeno una parte dei $100 iniziali finiscono nelle tasche di Joe Sixpack giusto in tempo per poter andare a ritirare l'ultimo modello di LCD appena arrivato dalla Cina.

Ma quanto conta veramente il finanziamento della banca popolare cinese all'economia degli stati uniti? Le cifre fornite da Brad Sester sulla crescita delle riserve monetarie cinesi nel 2007 sono dell'ordine dei $600 miliardi, il PIL degli stati uniti è stato di circa $14,000 miliardi, il finanziamento cinese è stato all'incirca il 4% del PIL.