- popolazione: 59 milioni
- forza lavoro: 25 milioni
- PIL: 1.500 miliardi di euro
- 25.000 euro procapite
- 60.000 euro per lavoratore attivo
- reddito nazionale disponibile: 1.200 miliari di euro
- 20.000 euro procapite
- 48.000 euro per lavoratore attivo
- risparmio netto: 58 miliardi di euro
- 1.000 euro procapite
- 2.300 euro per lavoratore attivo
- debito pubblico: 1.600 miliardi di euro
- 27.000 euro procapite
- 64.000 euro per lavoratore attivo
- interessi passivi sul debito pubblico: 68 miliardi di euro
- 1.150 euro procapite
- 2.700 euro per lavoratore attivo
sabato 28 giugno 2008
Alcuni numeri di macroeconomia per l'Italia
I dati che seguono sono ricavati dalle pubblicazioni "Italia in cifre 2007" e "Conti economici nazionali" a cura dell'ISTAT, i dati si riferiscono al 2006 li riporto approssimati:
venerdì 27 giugno 2008
Aziende in diversi stadi di crisi
Come detto in Il collasso di Bear Stearns: una morte annnunciata, ma sorprendentemente improvvisa la vittima più illustre della crisi finanziaria fino ad oggi è stata Bear Stearns, quinta banca d'affari degli Stati Uniti. Altre vittime della crisi finanziaria, 'implose', ovvero fallite, liquidate, nazionalizzate o acquistate a prezzi irrisori, sono state:
Alcune delle aziende che sono nella death watch list dei blog finanziari e che i media tradizionali continuano a descrivere invece come aziende in difficoltà, ma certo non moribonde, sono:
Aggiornamento: aggiunte MBIA e Ambac.
Aggiornamento: per seguire l'evoluzione della mia lista di aziende in pericolo ho creato una apposita etichetta che raccolgie i post relativi.
- centinaia di finanziarie implose al primo impatto della crisi immobiliare e finanziaria,
- decine di hedge funds (ossia fondi di investimento per ricchi che adottano strategie di investimento molto aggressive e diversificate) particolarmente esposti al mercato immobiliare americano o dipendenti dal credito eccessivamente facile di prima della crisi,
- decine di costruttori residenziali,
- alcune banche in giro per il mondo in particolare Northern Rock nel Regno Unito che ha subito una crisi bancaria vecchio stile con code di clienti agli sportelli e diverse piccole banche locali negli Stati Uniti fallite e liquidate dall'ente federale di assicurazione dei depositi bancari (Federal Deposit Insurance Corporation meglio come FDIC),
- l'amministrazione locale della città di Vallejo che è stata la prima città nella storia della California a dichiarare fallimento.
Alcune delle aziende che sono nella death watch list dei blog finanziari e che i media tradizionali continuano a descrivere invece come aziende in difficoltà, ma certo non moribonde, sono:
- General Motors, il più grande costruttore di autoveicoli degli Stati Uniti, e la Chrysler,
- Indymac Bancorp, Washington Mutual e Countrywide Financial (in fase di fusione con Bank of America), alcune tra le finanziarie residenziali più grandi degli Stati Uniti,
- Lehman Brothers, quarta banca d'affari degli Stati Uniti,
- MBIA e Ambac Financial, due grandi aziende di assicurazione finanziaria.
- UBS, Citigroup e Wachovia, alcune le banche commerciali più grandi del mondo,
- Merril Lynch, terza banca d'affari degli US,
- lo stato della California
Aggiornamento: aggiunte MBIA e Ambac.
Aggiornamento: per seguire l'evoluzione della mia lista di aziende in pericolo ho creato una apposita etichetta che raccolgie i post relativi.
domenica 15 giugno 2008
L'origine del denaro
Vorrei parlare di cosa è una crisi bancaria (a run on the bank) e delle instabilità intrinseche ai sistemi finanziari moderni, ma per farlo vorrei parlare prima di cosa è una banca e come funziona un sistema bancario con riserve frazionarie (fractional reserve banking). Per comprendere il quale serve ben chiaro il concetto di moneta legale (fiat currency) contrapposto al quello di denaro fisico (commodity money).
Come nasce il denaro naturale
Il cammino a ritroso mi ha portato a trovare diversi articoli su cosa è il denaro e sulla sua origine tra cui:
In principio era il baratto tra individui specializzati. Uno dei principi fondamentali dell'economia individuati da Ludwig von Mises è che un gruppo di individui produce di più se ciascuno si specializza e scambia il frutto del proprio lavoro, piuttosto che mantenendo la completa autosufficienza individuale. Il commercio è quindi una condizione naturale delle società umane, per quanto primitive, e di fatto il baratto è una capacità quasi innata.
Il baratto semplice ha però un grosso problema, ossia un individuo deve offrire alla controparte qualcosa di immediatamente utile e di valore congruo per poter ottenere quello che desidera. Chiunque ricordi i tempi in cui scambiava le figurine dei calciatori sa che la soluzione innata è di barattare cose immediatamente utili ('con Tardelli finisco la Juve') con cose considerate generalmente utili per ulteriori baratti ('se me lo dai ti do un Platinì e due Cabrini').
L'evoluzione naturale del baratto è che uno dei beni di scambio finisce per essere considerato generalmente quello più facilmente scambiabile e finisce per essere utilizzato nella maggior parte dei commerci come controparte del bene con utilità immediata. Quando ciò avviene nella società è emerso un bene monetario. Questo fenomeno di emersione spontanea di una forma di denaro naturale è accaduta molte volte e con molti beni diversi, alcuni hanno funzionato meglio, altri peggio e l'evoluzione ha portato a forme di denaro sempre più competitive. Alcune delle proprietà che favoriscono un bene nel diventare il bene monetario sono ad esempio: la divisibilità in unità molto piccole, la semplice trasportabilità, la possibilità di essere immagazzinato, la possibilità di scambiare una unità per un'altra equivalente e la stabilità della quantità totale nel tempo. I metalli preziosi e l'oro in particolare sono emersi storicamente come i beni monetari più efficienti e a più larga diffusione. Per gli economisti della scuola austriaca l'oro di fatto è il denaro naturale.
La società che adotta una forma avanzata di denaro naturale, basato ad esempio sull'uso di monete d'oro o d'argento, è in grado di perfezionare la specializzazione e in generale di aumentare la produttività dei propri individui. Inoltre è in grado di esprimere il valore di beni futuri, ossia è in grado di sviluppare un sistema finanziario.
Per concludere con Alexander "Ace" Baker:
Come nasce una moneta legale?
Oggi tutte le nazioni del mondo adottano una forma di denaro non legato ad beni reali e che riceve il proprio status monetario per legge anziché dal consenso del mercato, ossia adottano una moneta legale (fiat currency). Dal punto di vista tecnico le monete legali come l'euro e il dollaro soddisfano quasi tutte le caratteristiche monetarie (divisibilità, trasportabilità, possibilità di essere immagazzinato, etc.) tranne due fondamentali:
Ci sono varie spiegazioni dei vantaggi delle monete legali per il funzionamento delle economie moderne e quindi a favore dei popoli nazionali a cui sono imposte. A me però sembra più convincente una famosa osservazione del barone Nathan Mayer Rothschild, della famiglia di banchieri tra le più influenti nell'Europa nel XVIII secolo:
Come nasce il denaro naturale
Il cammino a ritroso mi ha portato a trovare diversi articoli su cosa è il denaro e sulla sua origine tra cui:
- The Origin of Money (And How It Was Stolen from You) by Alexander "Ace" Baker, May 17, 2004
- The Origin of Money and its Value by Robert P. Murphy, 9/29/2003
In principio era il baratto tra individui specializzati. Uno dei principi fondamentali dell'economia individuati da Ludwig von Mises è che un gruppo di individui produce di più se ciascuno si specializza e scambia il frutto del proprio lavoro, piuttosto che mantenendo la completa autosufficienza individuale. Il commercio è quindi una condizione naturale delle società umane, per quanto primitive, e di fatto il baratto è una capacità quasi innata.
Il baratto semplice ha però un grosso problema, ossia un individuo deve offrire alla controparte qualcosa di immediatamente utile e di valore congruo per poter ottenere quello che desidera. Chiunque ricordi i tempi in cui scambiava le figurine dei calciatori sa che la soluzione innata è di barattare cose immediatamente utili ('con Tardelli finisco la Juve') con cose considerate generalmente utili per ulteriori baratti ('se me lo dai ti do un Platinì e due Cabrini').
L'evoluzione naturale del baratto è che uno dei beni di scambio finisce per essere considerato generalmente quello più facilmente scambiabile e finisce per essere utilizzato nella maggior parte dei commerci come controparte del bene con utilità immediata. Quando ciò avviene nella società è emerso un bene monetario. Questo fenomeno di emersione spontanea di una forma di denaro naturale è accaduta molte volte e con molti beni diversi, alcuni hanno funzionato meglio, altri peggio e l'evoluzione ha portato a forme di denaro sempre più competitive. Alcune delle proprietà che favoriscono un bene nel diventare il bene monetario sono ad esempio: la divisibilità in unità molto piccole, la semplice trasportabilità, la possibilità di essere immagazzinato, la possibilità di scambiare una unità per un'altra equivalente e la stabilità della quantità totale nel tempo. I metalli preziosi e l'oro in particolare sono emersi storicamente come i beni monetari più efficienti e a più larga diffusione. Per gli economisti della scuola austriaca l'oro di fatto è il denaro naturale.
La società che adotta una forma avanzata di denaro naturale, basato ad esempio sull'uso di monete d'oro o d'argento, è in grado di perfezionare la specializzazione e in generale di aumentare la produttività dei propri individui. Inoltre è in grado di esprimere il valore di beni futuri, ossia è in grado di sviluppare un sistema finanziario.
Per concludere con Alexander "Ace" Baker:
Il denaro non è un concetto astratto e arbitrario, al contrario è un fenomeno estremamente reale con conseguenze estremamente benefiche per l'esistenza umana. Ha una funzione ben precisa. Perché mai dovremmo accontentarci di qualcosa che non sia lo strumento migliore per lo scopo?
Come nasce una moneta legale?
Oggi tutte le nazioni del mondo adottano una forma di denaro non legato ad beni reali e che riceve il proprio status monetario per legge anziché dal consenso del mercato, ossia adottano una moneta legale (fiat currency). Dal punto di vista tecnico le monete legali come l'euro e il dollaro soddisfano quasi tutte le caratteristiche monetarie (divisibilità, trasportabilità, possibilità di essere immagazzinato, etc.) tranne due fondamentali:
- la quantità totale di denaro non ha alcun limite naturale, poiché nuovo denaro può essere stampato a piacimento dalla banca centrale,
- la cartamoneta non ha alcun valore intrinseco, ma il valore deve essere imposto dalla legge.
Ci sono varie spiegazioni dei vantaggi delle monete legali per il funzionamento delle economie moderne e quindi a favore dei popoli nazionali a cui sono imposte. A me però sembra più convincente una famosa osservazione del barone Nathan Mayer Rothschild, della famiglia di banchieri tra le più influenti nell'Europa nel XVIII secolo:
"I care not what puppet is placed upon the throne of England to rule the Empire on which the sun never sets. The man who controls Britain's money supply controls the British Empire, and I control the British money supply."
"Non mi curo di quale marionetta sia posta sul trono d'Inghilterra a comandare l'Impero su cui non tramonta mai il sole. L'uomo che controlla la quantità di denaro in Inghilterra controlla l'Impero britannico, e sono io che controllo la quantità di denaro in Inghilterra."
martedì 10 giugno 2008
Dare un senso ai numeri della macroeconomia
Wikipedia sulla macroeconomia:
A complicare le cose ci si mettono i tassi di cambio tra le varie monete, infatti a partire da agosto 2007 i tassi di cambio hanno subito variazioni molto consistenti e molto rapide, quindi quando si confrontano valori tra monete diverse bisogna scegliere il tasso di cambio da applicare e domani i numeri potrebbero essere già abbastanza diversi da quelli calcolati oggi.
Cerchiamo di dare una rappresentazione fisica ad alcune grandi cifre espresse in euro, in modo da avere un termine di confronto.
La macroeconomia studia un sistema economico nel suo complesso, essa cioè si occupa delle variabili economiche aggregate e delle loro interdipendenze. A differenza della microeconomia, che punta a spiegare i comportamenti dei singoli operatori economici, la macroeconomia considera le interazioni tra macro-variabili, ciascuna delle quali è il risultato della somma di singoli comportamenti individuali.Uno dei problemi principali nel comprendere gli avvenimenti macroeconomici è che le cifre di cui si parla sono tamente tanto più grandi di quelle che usiamo nella vita comune che si perde facilmente l'orientameno. Chiunque ha una propria misura di 1.000 euro, per qualcuno è il proprio stipendio netto mensile e per qualcun altro è il costo di una borsa firmata in sconto, ma quando si parla di 14.000 miliardi di euro, cosa si intende?
La macroeconomia studia quindi variabili come la domanda complessiva di un paese (domanda aggregata), l'offerta complessiva (offerta aggregata), il prodotto interno lordo, il consumo, l'investimento, le esportazioni, le importazioni, l'inflazione, la disoccupazione, le aspettative degli operatori, la politica monetaria della banca centrale, la politica fiscale del governo.
A complicare le cose ci si mettono i tassi di cambio tra le varie monete, infatti a partire da agosto 2007 i tassi di cambio hanno subito variazioni molto consistenti e molto rapide, quindi quando si confrontano valori tra monete diverse bisogna scegliere il tasso di cambio da applicare e domani i numeri potrebbero essere già abbastanza diversi da quelli calcolati oggi.
Cerchiamo di dare una rappresentazione fisica ad alcune grandi cifre espresse in euro, in modo da avere un termine di confronto.
- 1 milione di euro
- al netto dell'inflazione è il reddito lordo che può aspettasi di guadagnare in tutta la sua vita un lavoratore italiano di fascia media (20.000 euro l'anno per 40 anni di lavoro attivo più 10.000 euro l'anno per 20 anni di pensione)
- 1 miliardo di euro
- è una frazione di quanto guadagna in un anno UniCredit Group, il più grande gruppo bancario italiano con 40 milioni di clienti nel mondo (5,9 miliardi di euro nel 2007, cfr. UniCredit Group: bilancio consolidato 2007)
- è all'incirca il valore complessivo delle case si una cittadina di 15.000 abitanti (assumendo 6.000 abitazioni circa a 180.000 euro ciascuna, cfr più sotto la stima BNL: Servizio studi)
- 1.000 miliardi di euro
- è poco meno del reddito lordo annuo di tutta la popolazione italiana (1.200 miliardi di euro nel 2006, cfr. ISTAT: Conti economici nazionali)
- è un po' più del valore di tutte le aziende quotate nella borsa italiana (780 miliardi di euro a fine 2006, cfr. BNL: Servizio studi)
- è meno di un terzo del valore stimato dell'intero patrimonio immobiliare residenziale italiano (3.600 miliardi di euro nel 2007, cfr. BNL: Servizio studi)
- 10.000 miliardi di euro
- è poco più del prodotto inteno lordo della zona dell'euro (8.400 miliardi di euro nel 2006, cfr. Wikipedia: Eurozone)
- è poco meno del prodotto interno lordo dell'intera Unione Europea a 27 (11.900 miliardi di euro nel 2006, cfr. Wikipedia: Eurozone)
domenica 8 giugno 2008
Il collasso di Bear Stearns: una morte annnunciata, ma sorprendentemente improvvisa
Il Wall Street Journal ha pubblicato qualche tempo fa una eccellente ricostruzione di uno degli eventi centrali della crisi finanziaria in corso, il collasso di Bear Stearns, quinta banca d'affari più grande degli Stati Uniti, acquistata in extremis da JPMorgan poche ore prima che fosse costretta a dichiarare bancarotta:
Non è chiaro se il rischio di collasso del sistema finanziario internazionale fosse reale o solo un'eventualità remota agitata per giustificare i $30 miliardi che la FED ha investito nell'affare a nome del contribuente americano e, in definitiva, a vantaggio di JPMorgan. Se veramente il sistema finanziario mondiale è così vicino all'orlo del baratro da temere la crisi di uno solo dei suoi componenti, e di gran lunga non il più importante, allora abbiamo un serio problema. Molto serio.
A proposito, altre banche d'affari che sono considerate a rischio sono Lehman Brothers, numero 4 degli stati uniti per grandezza, Merrill Lynch, numero 3 e UBS in svizzera. Poi vengono diverse banche commerciali.
Il Wall Street Journal avrà diverse altre occasioni per eccellenti articoli di retroscena come questi.
- Missed Opportunities (Opportunità mancate)
- Run on the Bank (Assalto alla banca)
- Deal or No Deal? (Fare l'affare o no?)
Non è chiaro se il rischio di collasso del sistema finanziario internazionale fosse reale o solo un'eventualità remota agitata per giustificare i $30 miliardi che la FED ha investito nell'affare a nome del contribuente americano e, in definitiva, a vantaggio di JPMorgan. Se veramente il sistema finanziario mondiale è così vicino all'orlo del baratro da temere la crisi di uno solo dei suoi componenti, e di gran lunga non il più importante, allora abbiamo un serio problema. Molto serio.
A proposito, altre banche d'affari che sono considerate a rischio sono Lehman Brothers, numero 4 degli stati uniti per grandezza, Merrill Lynch, numero 3 e UBS in svizzera. Poi vengono diverse banche commerciali.
Il Wall Street Journal avrà diverse altre occasioni per eccellenti articoli di retroscena come questi.
sabato 31 maggio 2008
Segui i soldi, il lungo viaggio dalla Cina al consumatore USA
Il post precedente dedicato al significato del deficit e surplus corrente si conclude con il percorso kafkiano di un televisore e dei soldi per comprarlo a credito che, partiti entrambi dalla Cina, arrivano insieme in Texas. Poiché questo percorso è il nocciolo della globalizzazione e in un paio di punti si fa tortuoso proviamo a percorrerlo di nuovo e con più calma.
In una delle mille fabbriche cinesi un operaio finisce di assemblare un televisore LCD, per produrre il quale ci sono voluti componenti e manodopera molto reali e poco pagati in yuan, la moneta ufficiale cinese. Il televisore viene venduto in una partita insieme ad altre centinaia di televisori uguali per 700 yuan l'uno a un importatore americano. L'importatore alla frontiera aveva cambiato circa $100 a pezzo al cambio ufficale di circa 7 yuan per un dollaro, direttamente dalla banca centrale cinese.
Fin qui tutto regolare. L'importatore se ne torna a casa insieme ai suoi televisori, alleggerito dei dollari necessari all'acquisto, ma contento. Infatti conta di rivenderli a $200 al pezzo con un discreto margine anche contando i costi di trasporto e tutto il resto.
Ma che fine fanno tutte le banconote da $100 lasciate alla frontiera?
Qui c'è la prima tortuosità del nostro percorso. Il cambio ufficiale dollaro/yuan è imposto dalla banca centrale cinese su valori artificialmente bassi in modo da incentivare l'export cinese. Difatti una parte significativa del successo commerciale della Cina deriva dalla svalutazione competitiva operata sistematicamente sullo yuan. Il risultato dello yuan artificialmente debole è che il resto del mondo trova i beni cinesi più economici, mentre i cinesi trovano più cari i beni provenienti dall'estero. Il risultato è che ai cinesi non interessa di cambiare i proprio yuan per dollari e comprare beni americani, perché possono avere quasi tutto più economicamente sul mercato cinese.
I buona sostanza, i $100 rimangono nelle casse della banca centrale cinese che non sa esattamente cosa farci, se non chiamarli 'riserve monetarie'!
La banca centrale cinese naturalmente non tiene queste riserve monetarie in grossi mucchi di banconote da $100, ma cerca di investirli in strumenti finanziari a basso rischio in modo da recuperare la perdita di valore dovuta all'inflazione. Qui la questione si fa ancora più tortuosa poiché il democraticissimo governo degli Stati Uniti non disdegna di essere finanziato dall'amico governo chinese attraverso la sottoscrizione di obbligazioni del Tesoro (chiamate treasuries, bills o notes) o di quelle di agenzie governative (chiamate agencies), ma chiaramente non può permetter che lo stesso governo cinese, comunista e non democratico, possa investire a suo piacimento nell'economia americana. Quindi buona parte delle riserve monetarie cinesi finisce in titoli di stato americano permettendo al governo Bush di fare spese pazze (ad esempio la guerra contro il terrore) e contemporaneamente abbassare le tasse alle persone e alle aziende.
Ma torniamo ai nostri $100 al pezzo che dalla frontiera cinese sono arrivati nelle casse del dipartimento del Tesoro. Per ogni pezzo da $100 di fiananziamento ricevuto sono richiesti $100 in meno di tasse oggi (e molti di più in futuro, ma questo è materiale per un altro post) e il risultato efficacie è che i contribuenti si ritrovano in tasca l'intero valore dei tagli fiscali finanziati dalla banca popolare cinese e contemporaneamente sul groppone il debito equivalente.
Eccolo là come almeno una parte dei $100 iniziali finiscono nelle tasche di Joe Sixpack giusto in tempo per poter andare a ritirare l'ultimo modello di LCD appena arrivato dalla Cina.
Ma quanto conta veramente il finanziamento della banca popolare cinese all'economia degli stati uniti? Le cifre fornite da Brad Sester sulla crescita delle riserve monetarie cinesi nel 2007 sono dell'ordine dei $600 miliardi, il PIL degli stati uniti è stato di circa $14,000 miliardi, il finanziamento cinese è stato all'incirca il 4% del PIL.
In una delle mille fabbriche cinesi un operaio finisce di assemblare un televisore LCD, per produrre il quale ci sono voluti componenti e manodopera molto reali e poco pagati in yuan, la moneta ufficiale cinese. Il televisore viene venduto in una partita insieme ad altre centinaia di televisori uguali per 700 yuan l'uno a un importatore americano. L'importatore alla frontiera aveva cambiato circa $100 a pezzo al cambio ufficale di circa 7 yuan per un dollaro, direttamente dalla banca centrale cinese.
Fin qui tutto regolare. L'importatore se ne torna a casa insieme ai suoi televisori, alleggerito dei dollari necessari all'acquisto, ma contento. Infatti conta di rivenderli a $200 al pezzo con un discreto margine anche contando i costi di trasporto e tutto il resto.
Ma che fine fanno tutte le banconote da $100 lasciate alla frontiera?
Qui c'è la prima tortuosità del nostro percorso. Il cambio ufficiale dollaro/yuan è imposto dalla banca centrale cinese su valori artificialmente bassi in modo da incentivare l'export cinese. Difatti una parte significativa del successo commerciale della Cina deriva dalla svalutazione competitiva operata sistematicamente sullo yuan. Il risultato dello yuan artificialmente debole è che il resto del mondo trova i beni cinesi più economici, mentre i cinesi trovano più cari i beni provenienti dall'estero. Il risultato è che ai cinesi non interessa di cambiare i proprio yuan per dollari e comprare beni americani, perché possono avere quasi tutto più economicamente sul mercato cinese.
I buona sostanza, i $100 rimangono nelle casse della banca centrale cinese che non sa esattamente cosa farci, se non chiamarli 'riserve monetarie'!
La banca centrale cinese naturalmente non tiene queste riserve monetarie in grossi mucchi di banconote da $100, ma cerca di investirli in strumenti finanziari a basso rischio in modo da recuperare la perdita di valore dovuta all'inflazione. Qui la questione si fa ancora più tortuosa poiché il democraticissimo governo degli Stati Uniti non disdegna di essere finanziato dall'amico governo chinese attraverso la sottoscrizione di obbligazioni del Tesoro (chiamate treasuries, bills o notes) o di quelle di agenzie governative (chiamate agencies), ma chiaramente non può permetter che lo stesso governo cinese, comunista e non democratico, possa investire a suo piacimento nell'economia americana. Quindi buona parte delle riserve monetarie cinesi finisce in titoli di stato americano permettendo al governo Bush di fare spese pazze (ad esempio la guerra contro il terrore) e contemporaneamente abbassare le tasse alle persone e alle aziende.
Ma torniamo ai nostri $100 al pezzo che dalla frontiera cinese sono arrivati nelle casse del dipartimento del Tesoro. Per ogni pezzo da $100 di fiananziamento ricevuto sono richiesti $100 in meno di tasse oggi (e molti di più in futuro, ma questo è materiale per un altro post) e il risultato efficacie è che i contribuenti si ritrovano in tasca l'intero valore dei tagli fiscali finanziati dalla banca popolare cinese e contemporaneamente sul groppone il debito equivalente.
Eccolo là come almeno una parte dei $100 iniziali finiscono nelle tasche di Joe Sixpack giusto in tempo per poter andare a ritirare l'ultimo modello di LCD appena arrivato dalla Cina.
Ma quanto conta veramente il finanziamento della banca popolare cinese all'economia degli stati uniti? Le cifre fornite da Brad Sester sulla crescita delle riserve monetarie cinesi nel 2007 sono dell'ordine dei $600 miliardi, il PIL degli stati uniti è stato di circa $14,000 miliardi, il finanziamento cinese è stato all'incirca il 4% del PIL.
venerdì 30 maggio 2008
Deficit e surplus corrente
Per capire le grandi forze economiche che si stanno scontrando nel mondo globalizzato bisogna acquisire le nozioni di base del commercio internazionale, niente di spaziale, ma è facile perdersi nei dettagli. Purtroppo la Wikipedia italiana non ci aiuta granché e traduco liberamente da Wikipedia inglese:
Conto delle partite correnti (current account): è la differenza tra il valore monetario dell'export e il valore monetario dell'import di beni reali (merci e servizi) e finanziari (interessi e dividendi).
Si tratta di un numero espresso ad esempio in euro o in dollari, quando è positivo un economia trasferisce ricchezza reale all'estero, quando è negativo assorbe ricchezza. Poiché il mondo nel suo complesso non trasferisce ricchezza "all'estero" per ogni miliardo di dollari di deficit in una economia ci deve essere un miliardo di dollari di surplus in un'altra. La voce di Wikipedia inglese sulla bilancia dei pagamenti ha una bella mappa dei paesi in deficit e quelli in surplus.
Flusso netto di capitali (net capital outflow): è la differenza tra il flusso di capitale investito all'estero dai residenti e il flusso di capitale investito domesticamente dagli stranieri.
Un flusso netto di capitali positivo indica la preferenza di un paese di investire all'estero la ricchezza prodotta domesticamente. Un flusso negativo implica che un paese accetta volentieri l'afflusso di capitali stranieri. A meno di fluttuazioni di cambio la somma del flusso netto di capitale e il conto delle partite correnti per una economia deve essere zero, quindi un paese che abbia un deficit corrente deve attrarre capitali nella propria economia per finanziarlo.
Lasciata a sé stessa la moneta di un paese con un surplus corrente tende a rafforzarsi con l'effetto di sopprimere l'export, stimolare l'import e in definitiva di ridurre il surplus. D'altra parte la moneta di un paese con un deficit corrente tenderà a svalutarsi favorendo la riduzione del deficit. Se il mondo fosse un mercato libero, razionale ed efficiente, gli sbilanciamenti dei conti delle partite correnti dei vari paesi sarebbero di limitata entità e tenderebbero a correggersi da soli. Ma i mercati mondiali non sono liberi, né efficienti e meno che mai razionali.
Una delle anomalie macroeconomiche più eclatanti è il fatto che i paesi considerati generalmente ricchi e avanzati hanno deficit correnti enormi, mentre i cosiddetti paesi emergenti (ben più poveri) hanno surplus correnti spaventosi (vedi la lista aggiornata al 2007). Questo vuol dire che i paesi poveri trasferiscono ricchezza ai paesi ricchi. Negli ultimi 10 anni questa anomalia non ha fatto che aumentare.
Ma non basta, poiché per mantenere un surplus corrente un paese deve anche mantenere un uguale flusso netto di capitali verso l'esterno, l'effetto complessivo è che i paesi poveri devo anche finanziare i paesi ricchi nell'acquisto dei beni che producono.
Ossia: una fabbrica cinese costruisce un televisore LCD da $100 e lo spedisce negli Stati Uniti. Il governo cinese presta (indirettamente) $100 a Joe Sixpack in Texas e lui ci si compra il televisore.
Liberi di non crederci, ma è così. Chi ha lo stomaco per l'inglese economico, i grafici e le analisi macroeconomiche deve seguire il blog di Brad Setser.
Conto delle partite correnti (current account): è la differenza tra il valore monetario dell'export e il valore monetario dell'import di beni reali (merci e servizi) e finanziari (interessi e dividendi).
Si tratta di un numero espresso ad esempio in euro o in dollari, quando è positivo un economia trasferisce ricchezza reale all'estero, quando è negativo assorbe ricchezza. Poiché il mondo nel suo complesso non trasferisce ricchezza "all'estero" per ogni miliardo di dollari di deficit in una economia ci deve essere un miliardo di dollari di surplus in un'altra. La voce di Wikipedia inglese sulla bilancia dei pagamenti ha una bella mappa dei paesi in deficit e quelli in surplus.
Flusso netto di capitali (net capital outflow): è la differenza tra il flusso di capitale investito all'estero dai residenti e il flusso di capitale investito domesticamente dagli stranieri.
Un flusso netto di capitali positivo indica la preferenza di un paese di investire all'estero la ricchezza prodotta domesticamente. Un flusso negativo implica che un paese accetta volentieri l'afflusso di capitali stranieri. A meno di fluttuazioni di cambio la somma del flusso netto di capitale e il conto delle partite correnti per una economia deve essere zero, quindi un paese che abbia un deficit corrente deve attrarre capitali nella propria economia per finanziarlo.
Lasciata a sé stessa la moneta di un paese con un surplus corrente tende a rafforzarsi con l'effetto di sopprimere l'export, stimolare l'import e in definitiva di ridurre il surplus. D'altra parte la moneta di un paese con un deficit corrente tenderà a svalutarsi favorendo la riduzione del deficit. Se il mondo fosse un mercato libero, razionale ed efficiente, gli sbilanciamenti dei conti delle partite correnti dei vari paesi sarebbero di limitata entità e tenderebbero a correggersi da soli. Ma i mercati mondiali non sono liberi, né efficienti e meno che mai razionali.
Una delle anomalie macroeconomiche più eclatanti è il fatto che i paesi considerati generalmente ricchi e avanzati hanno deficit correnti enormi, mentre i cosiddetti paesi emergenti (ben più poveri) hanno surplus correnti spaventosi (vedi la lista aggiornata al 2007). Questo vuol dire che i paesi poveri trasferiscono ricchezza ai paesi ricchi. Negli ultimi 10 anni questa anomalia non ha fatto che aumentare.
Ma non basta, poiché per mantenere un surplus corrente un paese deve anche mantenere un uguale flusso netto di capitali verso l'esterno, l'effetto complessivo è che i paesi poveri devo anche finanziare i paesi ricchi nell'acquisto dei beni che producono.
Ossia: una fabbrica cinese costruisce un televisore LCD da $100 e lo spedisce negli Stati Uniti. Il governo cinese presta (indirettamente) $100 a Joe Sixpack in Texas e lui ci si compra il televisore.
Liberi di non crederci, ma è così. Chi ha lo stomaco per l'inglese economico, i grafici e le analisi macroeconomiche deve seguire il blog di Brad Setser.
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