Venerdì il consueto appuntamento con il Bureau of Labor Statistics (BLS) per i dati mensili sull'occupazione USA è stato particolarmente interessante e per niente rassicurante sullo stato dell'economia americana. Il dato che fa i titoli dei giornali è stato piuttosto negativo e peggiore delle attese, 260.000 post di lavoro persi ad agosto e disoccupazione al 9,8%, ma i dettagli interni, quelli che sui giornali specializzati quando va bene finiscono nei meandri delle pagine di economia, sono seriamente preoccupanti.
Cominciamo con la drammatica contrazione di circa 1 milione di unità di forza lavoro e occupazione ad agosto segnalata da Karl Denninger in September Unemployment: ACTUAL LOSS 995k. Ricordiamo che la forza lavoro è composta dai cittadini occupati più quelli che stanno attivamente cercando lavoro e che il tasso di disoccupazione è la percentuale di chi cerca attivamente lavoro sul totale della forza lavoro. Grazie a questa definizione quando un disoccupato smette di cercare attivamente lavoro, ad esempio perché scoraggiato, il tasso di disoccupazione diminuisce! Da mesi ormai il tasso ufficiale di disoccupazione U3 viene calmierato dalla massa di ex-disoccupati che escono dalla forza lavoro.
In Employment-Population Ratio, 10% Unemployment, Part Time Workers anche Calculated Risk si occupa di altri indicatori del mercato del lavoro e presenta, come suo solito, degli interessanti grafici sugli andamenti di lungo periodo. Il dato più preoccupante che emerge è quello sulla partecipazione al lavoro, ossia il rapporto tra occupati e popolazione, riprodotto sotto, che è letteralmente precipitato in un paio d'anno a livelli visti l'ultima volta all'inizio degli anni '80.
L'altro dettaglio ignorato dalla stampa, ma non da Zero Hedge, è stata la candida ammissione del BLS di aver probabilmente sottostimato il numero dei posti di lavoro persi nell'ultimo anno di circa 800,000 unità, su un totale di 4,8 milioni che erano stati riportati. Ma la cosa non sarà ufficiale fino a febbraio del 2010 e i paladini delle "ripresa imminente" si prenderanno la licenza di ignorare il dato fino ad allora. Riporto sotto un altro grafico tratto da Calculated Risk che ci aiuta a visualizzare l'impatto della correzione nel confronto con altre recessioni.
Nel grafico è disegnata la percentuale di posti di lavoro persi a partire dalla picco di occupazione precedente, si tratta di una misura non standard che è stata scelta da Calculated Risk dopo un interessante dibattito con Barry Ritholtz di The Big Picture su come meglio comparare eventi economici lontani nel tempo.
Complimenti, grazie alla revisione del BLS l'attuale crisi economica strappa la palma di "peggiore recessione dalla Grande Depressione" alla recessione del 1948.
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domenica 4 ottobre 2009
sabato 19 settembre 2009
La luce alla fine del tunnel...
Tutti parlano di "ripresa economica". La si dice imminente o quasi, la si prevede un po' fiacca, ma forse no, chissà.
In ogni caso il messaggio diffuso dall'establishment è chiaro: "c'è luce alla fine del tunnel".
Chi ha seguito questo blog o gli altri in inglese ai quali in buona parte mi rifaccio sa che il problema profondo non è prettamente economico, ma finanziario, ossia la montagna di credito esteso dagli investitori a persone e aziende che non saranno in grado di ripagarlo nemmeno nel migliore dei mondi possibili, figuriamoci in un clima economico stagnante o peggio.
Cosa è stato fatto riguardo a questo che è il problema di fondo?
Semplicemente si sono sistematicamente spostate sulle spalle dello Stato le enormi perdite da chi si era assunto il rischio di un investimento a fronte di una prospettiva di guadagno. Io, te e milioni di altri cittadini di quasi tutti i Paesi ci troviamo obbligati a partecipare alle perdite, ma non ai guadagni, di colossali scommesse speculative, e perfino a pagare lauti bonus agli inetti croupier.
E questa secondo loro è "la soluzione"...
(Un ringraziamento speciale va ad A.U. le cui mail sono state il catalizzatore di questo post e, spero, del riavvio del blog.)
martedì 9 giugno 2009
Paul Krugman contro Karl Denninger
Il premio Nobel Prof. Paul Krugman prevede che la recessione USA finirà presto, probabilmente entro settembre.
Aggiornamento: Karl Denninger ha preso sul serio l'idea della sfida con Krugman!
Nello stesso giorno il blogger Karl Denninger suggerisce che è arrivato il momento di essere preparati al peggio: famiglia, contanti, cibo e armi da fuoco.
Si direbbe una lotta impari, un professore di Harvard nonché premio Nobel per l'economia contro uno sconosciuto informatico diventato trader... un rinomato accademico esperto di crisi finanziarie contro un autodidatta della finanza.
Il tempo dirà quale dei due ha saputo leggere meglio nei fondi del proprio caffè.
Personalmente non scommetterei la casa sulla ripresa imminente, per lo meno fino a quando il mercato del credito continua a comportarsi così:
Aggiornamento: Karl Denninger ha preso sul serio l'idea della sfida con Krugman!
mercoledì 3 giugno 2009
"General Motors" diventa "Government Motors"
A quasi un anno esatto dalla introduzione della mia death watch list di aziende in crisi General Motors ha finalmente trovato la strada del tribunale fallimentare come aveva già fatto la Chrysler poche settimane fa. Dico "finalmente" perché la più grande casa automobilistica degli Stati Uniti è il prototipo dell'azienda specializzata in prodotti invendibili in un mercato sano che è sopravvissuta esclusivamente grazie alla bolla del debito/credito.

Il mercato delle auto è uno dei mercati colpiti più duramente dalla crisi perché, insime al mercato immobiliare, perché è quello a maggiore intensità di debito. Negli Stati Uniti, anche più che negli altri paesi del mondo, acquistare un auto significa acquistarla a rate, magari usufruendo di "promozioni" come rate ribassate per i primi anni, ammortizzazione negativa o addirittura potendo spostare sull'auto nuova le rate rimanenti di una vecchia. Inutile dire che nell'ultimo frangente dell'orgia del debito, a metà 2007, il prodotto finanziario più in voga era il finanziamento auto sub-prime.
L'intera industria dell'auto mondiale, e quella americana ben più di altre, era basata sulla produzione di auto inutilmente costose e ineffcienti vendute a rate a persone che non potevano permettersele (la descrizione suona familiare).
Inoltre mentre il vantaggio personale di possedere un auto nelle società moderne è molto alto, il vantaggio di avere un'auto "nuova", "grande" e "bella" è relativamente marginale, di fatto la decisione di acquistare un'auto nuova nasce quasi esclusivemnte da motivazioni edonistiche alle quali è facile rinunciare in caso di crisi.
E così oggi tutti a domandarsi quale sia il problema che affligge il mercato dell'auto in calo del 30% l'anno, quando in realtà quello che stiamo osservando è solo un'inizio di soluzione. E via i governi a tentare di "salvare", senza poi nemmeno riuscirci, posti di lavoro che non dovrebbero esistere in primo luogo.
Il mercato dell'auto non si riprenderà, non tornerà a come era nel 2006 per il semplice motivo che, come per molti altri mercati, l'anomalia era allora. Ora si sta semplicemente tornando alla normalità.

Il mercato delle auto è uno dei mercati colpiti più duramente dalla crisi perché, insime al mercato immobiliare, perché è quello a maggiore intensità di debito. Negli Stati Uniti, anche più che negli altri paesi del mondo, acquistare un auto significa acquistarla a rate, magari usufruendo di "promozioni" come rate ribassate per i primi anni, ammortizzazione negativa o addirittura potendo spostare sull'auto nuova le rate rimanenti di una vecchia. Inutile dire che nell'ultimo frangente dell'orgia del debito, a metà 2007, il prodotto finanziario più in voga era il finanziamento auto sub-prime.
L'intera industria dell'auto mondiale, e quella americana ben più di altre, era basata sulla produzione di auto inutilmente costose e ineffcienti vendute a rate a persone che non potevano permettersele (la descrizione suona familiare).
Inoltre mentre il vantaggio personale di possedere un auto nelle società moderne è molto alto, il vantaggio di avere un'auto "nuova", "grande" e "bella" è relativamente marginale, di fatto la decisione di acquistare un'auto nuova nasce quasi esclusivemnte da motivazioni edonistiche alle quali è facile rinunciare in caso di crisi.
E così oggi tutti a domandarsi quale sia il problema che affligge il mercato dell'auto in calo del 30% l'anno, quando in realtà quello che stiamo osservando è solo un'inizio di soluzione. E via i governi a tentare di "salvare", senza poi nemmeno riuscirci, posti di lavoro che non dovrebbero esistere in primo luogo.
Il mercato dell'auto non si riprenderà, non tornerà a come era nel 2006 per il semplice motivo che, come per molti altri mercati, l'anomalia era allora. Ora si sta semplicemente tornando alla normalità.
domenica 22 febbraio 2009
Volker: la crisi può essere peggiore della Grande Depressione
Ok, finalmente lo ha detto qualcuno, e qualcuno di pesante. Da ora posso finalmente parlarne senza rischiare di venire accusato di disfattismo: questa crisi potrebbe essere peggiore della Grande Depressione (en).
Chi?
Paul Volker (en) è stato a capo della Federal Reserve tra il 1979 e il 1987 ed è considerato colui che ha riportato il sistema monetario americano alla normalità dopo l'abbandono del gold standard nel 1971 e l'inflazione a due cifre degli anni settanta e ottanta. Paul Volker è l'unica persona vagamente ragionevole nel intero settore economico e finanziario dell'amministrazione Obama e per questo è stato immediatamente marginalizzato dai vari Geithner e Summers (en) che invece sono gli alfieri del sistema finanziario morente.
Cosa?
Come riportato dalla CNBC Volker dice:
E quindi?
Sfortunatamente col passare del tempo e soprattutto con la sempre più evidente totale incapacità dei governi di capire e rispondere alla crisi questo scenario sta guadagnando punti. Per il momento non è ancora il mio scenario più probabile, ma dal 2007 ad oggi è costantemente avanzato nella mia lista di futuri possibili.
In sintesi lo scenario è il seguente: il parallelo col 1929 si applica alla perfezione al 2001, implosione della bolla dei mercati azionari e del debito aziendale, contagio internazionale, depressione economica, deflazione, etc. Invece nel 2002 i Bush e i Greenspan del mondo hanno rilanciato e per contrastare il crollo della bolla speculativa azionaria hanno intenzionalmente spinto la società americana a partecipare in massa all'unica bolla speculativa abbastanza grande da poter temporaneamente rilanciare i mercati finanziari, quella immobiliare. E la frenesia speculativa ha contagiato quasi tutti gli altri Paesi e ha raggiunto scala mondiale tanto che addirittura le banche centrali dei Paesi emergenti hanno partecipato in massa (tramite le obbligazioni di Fannie e Freddie). Dunque assumendo che i politici non abbiano imparato nulla dalla storia, a partire dal 2001 avremmo dovuto avere l'equivalente della Grande Depressione e il costo per aver rimandato l'inevitabile di nemmeno 10 anni sarà inevitabilmente qualcosa di peggiore della Grande Depressione.
Il grafico del debito totale negli Stati Uniti come percentuale del PIL racconta questa storia in maniera estremamente suggestiva.
Si noti che:
Chi?
Paul Volker (en) è stato a capo della Federal Reserve tra il 1979 e il 1987 ed è considerato colui che ha riportato il sistema monetario americano alla normalità dopo l'abbandono del gold standard nel 1971 e l'inflazione a due cifre degli anni settanta e ottanta. Paul Volker è l'unica persona vagamente ragionevole nel intero settore economico e finanziario dell'amministrazione Obama e per questo è stato immediatamente marginalizzato dai vari Geithner e Summers (en) che invece sono gli alfieri del sistema finanziario morente.
Cosa?
Come riportato dalla CNBC Volker dice:
"I don't remember any time, maybe even in the Great Depression, when things went down quite so fast, quite so uniformly around the world''E, dall'alto dei suoi 82 anni, il ragazzo ricorda parecchio.
"Non ricordo alcun tempo, probabilmente neppure durante la Grande Depressione, quando la situazione è precipitata così rapidamente e uniformemente in tutto il mondo"
E quindi?
Sfortunatamente col passare del tempo e soprattutto con la sempre più evidente totale incapacità dei governi di capire e rispondere alla crisi questo scenario sta guadagnando punti. Per il momento non è ancora il mio scenario più probabile, ma dal 2007 ad oggi è costantemente avanzato nella mia lista di futuri possibili.
In sintesi lo scenario è il seguente: il parallelo col 1929 si applica alla perfezione al 2001, implosione della bolla dei mercati azionari e del debito aziendale, contagio internazionale, depressione economica, deflazione, etc. Invece nel 2002 i Bush e i Greenspan del mondo hanno rilanciato e per contrastare il crollo della bolla speculativa azionaria hanno intenzionalmente spinto la società americana a partecipare in massa all'unica bolla speculativa abbastanza grande da poter temporaneamente rilanciare i mercati finanziari, quella immobiliare. E la frenesia speculativa ha contagiato quasi tutti gli altri Paesi e ha raggiunto scala mondiale tanto che addirittura le banche centrali dei Paesi emergenti hanno partecipato in massa (tramite le obbligazioni di Fannie e Freddie). Dunque assumendo che i politici non abbiano imparato nulla dalla storia, a partire dal 2001 avremmo dovuto avere l'equivalente della Grande Depressione e il costo per aver rimandato l'inevitabile di nemmeno 10 anni sarà inevitabilmente qualcosa di peggiore della Grande Depressione.
Il grafico del debito totale negli Stati Uniti come percentuale del PIL racconta questa storia in maniera estremamente suggestiva.
Si noti che:- la Federal Reserve è stata fondata nel 1913, poco prima dell'inizio di questo grafico e giusto in tempo per poter essere additata come causa scatenante dell'orgia di debito che ha portato alla Grande Depressione,
- l'origine della crisi attuale è da ricercare all'inizio degli anni ottanta quando il rapporto debito su PIL ha iniziato la folle corsa che lo ha portato nel 2003 a superare il record stabilito 70 anni prima,
- buona parte del crollo della quantità di debito dal '33 al '50 non è dovuto al fatto che i debitori hanno ripagato i propri debiti, ma al fatto che li hanno ripudiati, tramite default diretto o inflazione.
sabato 14 febbraio 2009
Il pacchetto di stimolo all'economia, domande e risposte
Traduzione dell'originale di Barry Ritholtz Stimulus Package Explained (Q&A).
Ad un certo punto quest'anno i contribuenti riceveranno un assegno di stimolo economico. Questo è un nuovo eccitante programma governativo che spegheremo con le seguenti domande e risposte.
D. Cosa è un assegno di stimolo economico?
R. È denaro che il governo federale manda ai contribuenti.
D. Da dove prenderà questo denaro il governo?
R. Dai contribuenti.
D. Quindi il governo mi ridà indietro i miei propri soldi?
R. No, se li faranno prestare dalla Cina. E i tuoi figli dovranno poi ripagare i Cinesi.
D. Quale è lo scopo dell'assegno?
R. L'idea è che tu lo userai per comprare un televisore ad alta definizione nuovo, stimolando in tal modo l'economia.
D. Ma questo non sarebbe in realtà uno stimolo per l'economia Cinese?
R. Chiudi il becco!
Segue qualche consiglio su come meglio aiutare l'economia Americana spendendo oculatamente i soldi dello stimolo:In nessun caso questo sarà d'aiuto per l'economia americana. Dobbiamo tenere i soldi in qui in America. Puoi tenere i soldi in America spendendo ai mercatini dell'usato o andando allo stadio a vedere il baseball o con prostitute, birra (nazionale) e tatuaggi, perché queste sono le uniche attività economiche ancora presenti negli USA.
- Se spendi i soldi a Wal-Mart, tutti i soldi finiscono in Cina.
- Se li spendi in benzina vanno a Hugo Chavez, agli arabi e ad Al Queda.
- Se compri un computer vanno a Taiwan.
- Se compri frutta e verdura vanno in Messico, Honduras e Guatemala.
- Se compri un'auto vanno in Giappone e Corea.
- Se compri dei medicinali vanno in India.
- Se compri dell'eroina vanno ai Talebani in Afganistan.
- Se li dai in beneficenza vanno in Nigeria.
giovedì 12 febbraio 2009
Per il 2009 tra inflazione e deflazione Google sceglie...
... andiamo con ordine.
Prima di scoprire a cosa si sta preparando Google vediamo cosa ci sa dire Google Trends riguardo all'acceso dibattito tra inflazionisti e deflazionisti. Google Trends è uno strumento sperimentale di Google che misura la frequenza di una data parola nelle ricerche degli utenti e nelle news:

Si osserva che:
Guardatevi intorno, se vedete persone che cercano di fare di più con meno o aziende che propongono di fare di più per meno, quello che state vedendo è deflazione. Se gli amici vi parlano della rata del mutuo anziché della macchina appena comprata a rate, vi stanno parlando di deflazione. Quando vi accorgete che sono veramente tanti gli amici e i conoscenti che hanno già perso il lavoro, quello di cui vi accorgete è deflazione.
Prima di scoprire a cosa si sta preparando Google vediamo cosa ci sa dire Google Trends riguardo all'acceso dibattito tra inflazionisti e deflazionisti. Google Trends è uno strumento sperimentale di Google che misura la frequenza di una data parola nelle ricerche degli utenti e nelle news:

Si osserva che:
- gli utenti del web sono da sempre molto più interessato all'inflazione che alla deflazione,
- nel 2008 c'è stato uno straordinario interesse per l'inflazione da parte dei giornali (circolo celeste) al quale è corrisposto un forte aumento dell'interesse degli utenti del web,
- a partire da ottobre 2008 gli utenti del web cominciano ad interessarsi alla deflazione (circolo rosso), seguiti con poco entusiasmo dai giornali, i quali nel frattempo si sono disinnamorati dell'inflazione,
- il grande pubblico non sembra ancora granché interessato all'iperiflazione.
- nel 2008 si è consumato l'ultimo spasmo di una delle ultime bolle speculative di questo grande ciclo economico, la bolla delle commodities (energia, materie prime, prodotti agricoli, bestiame, etc.) che poi altro non è che la bolla dell'inflazione,
- i giornalisti, chi per ignoranza e chi per cattiva fede, hanno pompato all'inverosimile la paura dell'inflazione spingendo il grande pubblico a comprare petrolio e altre commodities al picco dei prezzi,
- quando a settembre 2008, con appena un anno di ritardo, i mass media si sono arresi all'evidenza e hanno ammesso al grande pubblico che la crisi era una cosa molto seria, il crollo contemporaneo delle commodities e dei mercati immobiliari e azionari di tutto il mondo ha acceso l'interesse degli utenti del web sul concetto di deflazione,
- fino ad ora i giornali si sono mostrati piuttosto reticenti sulla deflazione.
"Do more with less" - "Fai di più con meno"Google ha fatto una scelta di campo: il futuro è deflazione.
Guardatevi intorno, se vedete persone che cercano di fare di più con meno o aziende che propongono di fare di più per meno, quello che state vedendo è deflazione. Se gli amici vi parlano della rata del mutuo anziché della macchina appena comprata a rate, vi stanno parlando di deflazione. Quando vi accorgete che sono veramente tanti gli amici e i conoscenti che hanno già perso il lavoro, quello di cui vi accorgete è deflazione.
sabato 7 febbraio 2009
Le economie avanzate sono già in depressione?
Sembra che il meme della "depressione economica" stia cominciando a circolare e a diffondersi.
Oggi Bloomberg ha in prima pagina un articolo dal titolo decisamente allarmante IMF Says Advanced Economies Already in Depression e che attacca così:
È mia opinione che effettivamente la maggior parte delle economie avanzate siano già entrate in una fase di depressione economica o siano sulla strada, ma il fatto che improvvisamente se ne parli ai massimi livelli internazionali inizialmente mi ha preso alla sprovvista. Ma ovviamente quando il capo dell'IMF o una qualsiasi altro politico afferma qualcosa non ci si deve chiedere se sia giusto o sbagliato, intelligente o stupido, ma solo a quale scopo lo abbia detto.
A questo proposito vale la pena di ricordare che in questi giorni si stanno valutando in tutto il mondo stimoli fiscali (en) e nuovi piani per il salvataggio delle banche insolventi (en) ancora in circolazione e che tutti questi piani, negli Stati Uniti come qui da noi, altro non sono che forme via via più sottili di socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti.
A settembre e ottobre dell'anno scorso politici di mezzo mondo hanno prima seminato il panico e poi approfittato della paura e del senso di urgenza dell'opinione pubblica per far passare leggi a favore di banchieri e industriali senza dover rispondere a troppe domande.
La mia impressione è che la tecnica sia piaciuta e sia stata considerata replicabile.
Depressione e domande
Ma intanto il meme della "depressione economica" si diffonde e sempre più persone cominciano a farsi semplici domande del tipo: "come è mai possibile?", "perché nessuno ha previsto nulla?", "ma chi ci ha guadagnato?". Le mie risposte ad alcune di queste domande le si trovano ne il meglio di castelli di carte e qualche altra risposta la si può trovare in un lungo post di Karl Denninger in cui propone una sua classificazione delle crisi economiche e spiega perché secondo lui questa è chiaramente una depressione.
Più persone si fanno domande, più imparano a riconoscere risposte credibili, più ci avviciniamo alla fine della crisi e, forse, all'inizio di qualcosa di nuovo. Ma la strada è ancora lunga.
Oggi Bloomberg ha in prima pagina un articolo dal titolo decisamente allarmante IMF Says Advanced Economies Already in Depression e che attacca così:
Advanced economies are already in a depression and the financial crisis may deepen unless the banking system is fixed, International Monetary Fund Managing Director Dominique Strauss-Kahn said.Qualche giorno fa il primo ministro inglese Grodon Brown ha affermato:
Le economie avanzate sono già in depressione e la crisi finaziaria può diventare ancora più profonda se non si mette a posto il sistema bancaria, dice Dominique Strauss-Kahn, direttore del Fondo Monetario Internazionale.
"We should agree, as a world, on a monetary and fiscal stimulus that will take the world out of depression."salvo poi far circolare un comunicato di correzione in cui si dice che intendeva dire "recessione" e no "depressione".
"Dobbiamo accordarci in tutto il mondo su uno stimolo monetario e fiscale che tirerà il mondo fuori dalla depressione"
È mia opinione che effettivamente la maggior parte delle economie avanzate siano già entrate in una fase di depressione economica o siano sulla strada, ma il fatto che improvvisamente se ne parli ai massimi livelli internazionali inizialmente mi ha preso alla sprovvista. Ma ovviamente quando il capo dell'IMF o una qualsiasi altro politico afferma qualcosa non ci si deve chiedere se sia giusto o sbagliato, intelligente o stupido, ma solo a quale scopo lo abbia detto.
A questo proposito vale la pena di ricordare che in questi giorni si stanno valutando in tutto il mondo stimoli fiscali (en) e nuovi piani per il salvataggio delle banche insolventi (en) ancora in circolazione e che tutti questi piani, negli Stati Uniti come qui da noi, altro non sono che forme via via più sottili di socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti.
A settembre e ottobre dell'anno scorso politici di mezzo mondo hanno prima seminato il panico e poi approfittato della paura e del senso di urgenza dell'opinione pubblica per far passare leggi a favore di banchieri e industriali senza dover rispondere a troppe domande.
La mia impressione è che la tecnica sia piaciuta e sia stata considerata replicabile.
Depressione e domande
Ma intanto il meme della "depressione economica" si diffonde e sempre più persone cominciano a farsi semplici domande del tipo: "come è mai possibile?", "perché nessuno ha previsto nulla?", "ma chi ci ha guadagnato?". Le mie risposte ad alcune di queste domande le si trovano ne il meglio di castelli di carte e qualche altra risposta la si può trovare in un lungo post di Karl Denninger in cui propone una sua classificazione delle crisi economiche e spiega perché secondo lui questa è chiaramente una depressione.
Più persone si fanno domande, più imparano a riconoscere risposte credibili, più ci avviciniamo alla fine della crisi e, forse, all'inizio di qualcosa di nuovo. Ma la strada è ancora lunga.
domenica 1 febbraio 2009
La crisi finanziaria diventa crisi economica
Gli ultimi dieci giorni sono stati pieni di eventi significativi su tutti i fronti della crisi. In particolare sempre più persone sono costrette a renderesi conto che la crisi finanziaria si sta trasformando in crisi economica e sociale. Ma seguiamo i vari temi.
Crisi finanziaria
Il 24 gennaio è circolato il racconto di un ministro del governo inglese secondo il quale venerdì 10 ottobre 2008 l'intero sistema bancario britannico è stato a poche ore dal collasso (en). Era il giorno della famosa asta per le obbligazioni Lehman Brothers e la liquidazione dei relativi CDS, e secondo Lord Myners il ministero del tesoro inglese si stava preparando a imporre una vacanza bancaria e l'eventuale nazionalizzazione dell'intero sistema bancario. Eventualità sventate solo da una frenetica attività diplomatica che ha convinto alcuni grossi investitori stranieri a frenare la fuga di capitali fuori dalle maggiori banche inglesi. In quei giorni il panico era palpabile e un paio di settimane più tardi avevo temuto che una vacanza bancaria fosse inquietantemente vicina anche in Italia a causa dei problemi di UniCredit, vedi Dislocazioni monetarie ovunque, Sterllina, Euro crollano, Yen e Dolaro esplodono. Chissà se e quando sapremo come sono andate veramente le cose.
Da allora la Gran Bretagna è stata al centro dell'attenzione e non sono mancati i paragoni con il caso islandese:
Nel frattempo è diventata innegabile che la crisi finanziaria è diventata crisi economica. Gli ultimi dati sul PIL e sulla occupazione dei paesi occidentali sono una valanga di segni negativi e le previsioni cominciano a farsi pesanti.
E prende forma una possibilità che nessun economista, nemmeno Nouriel Roubini, prendeva in considerazione solo un anno fa, la diminuzione del valore della produzione a livello mondiale ossia: la recessione mondiale (en).
E i pochi che fino a ora si sono rivelati affidabili nell'anticipare i temi economici futuri hanno cominciato ad usare una parola che fino ad ora si erano ostinati a non usare: depressione. Ancora non una Seconda Grande Depressione, ma ormai la parola recessione non basta più:
Crisi finanziaria
Il 24 gennaio è circolato il racconto di un ministro del governo inglese secondo il quale venerdì 10 ottobre 2008 l'intero sistema bancario britannico è stato a poche ore dal collasso (en). Era il giorno della famosa asta per le obbligazioni Lehman Brothers e la liquidazione dei relativi CDS, e secondo Lord Myners il ministero del tesoro inglese si stava preparando a imporre una vacanza bancaria e l'eventuale nazionalizzazione dell'intero sistema bancario. Eventualità sventate solo da una frenetica attività diplomatica che ha convinto alcuni grossi investitori stranieri a frenare la fuga di capitali fuori dalle maggiori banche inglesi. In quei giorni il panico era palpabile e un paio di settimane più tardi avevo temuto che una vacanza bancaria fosse inquietantemente vicina anche in Italia a causa dei problemi di UniCredit, vedi Dislocazioni monetarie ovunque, Sterllina, Euro crollano, Yen e Dolaro esplodono. Chissà se e quando sapremo come sono andate veramente le cose.
Da allora la Gran Bretagna è stata al centro dell'attenzione e non sono mancati i paragoni con il caso islandese:
- Mish: British banks are 'technically insolvent' (and other secrecies)
- Mish: Brink of Debt Disaster
- Nouriel Roubini: Is The U.K. Another Iceland?
- Mish: Geithner Discusses Nationalization In $2 Trillion Bailout Proposal
- Bloomberg: FDIC May Run ‘Bad Bank’ in Plan to Purge Toxic Assets
- Mish: Global Crisis Destroys 40% of World Wealth; Bailout to Hit $4 Trillion
- Naked Capitalism: Thain Forced Out, NY Attorney General Cuomo Investigating Merrill Bonuses
- Sole24Ore: Germania: allo studio bad bank e nazionalizzazione banche
- Sole24Ore: Le banche sono al tappeto ma i banchieri sono ricchi
Nel frattempo è diventata innegabile che la crisi finanziaria è diventata crisi economica. Gli ultimi dati sul PIL e sulla occupazione dei paesi occidentali sono una valanga di segni negativi e le previsioni cominciano a farsi pesanti.
- Naked Capitalism: China Claims 6.8% Economic Growth for 4Q 2008
- Calculated Risk: Britain Officially in Recession
- The Big Picture: (US) GDP = -3.8%
- Sole24Ore: Giappone in recessione. Produzione industriale: -9,6%
- Sole24Ore: Tremonti: «Pil al -2% nel 2009? Realistico, ma sono congetture»
E prende forma una possibilità che nessun economista, nemmeno Nouriel Roubini, prendeva in considerazione solo un anno fa, la diminuzione del valore della produzione a livello mondiale ossia: la recessione mondiale (en).
E i pochi che fino a ora si sono rivelati affidabili nell'anticipare i temi economici futuri hanno cominciato ad usare una parola che fino ad ora si erano ostinati a non usare: depressione. Ancora non una Seconda Grande Depressione, ma ormai la parola recessione non basta più:
- Mish: How "Something For Nothing" Ideas Become Policy
- D. Rosenberg of Merrill Lynch in una nota per i clienti.
giovedì 25 dicembre 2008
Krugman: "La seconda Grande Depressione è arrivata..."
"... in Ucraina."
Con queste parole, al limite dell'anti-natalizio, il prof. Paul Krugman accompagna i due grafici seguenti sul valore della produzione industriale in Ucraina oggi e negli Stati Uniti negli anni Trenta:

Con queste parole, al limite dell'anti-natalizio, il prof. Paul Krugman accompagna i due grafici seguenti sul valore della produzione industriale in Ucraina oggi e negli Stati Uniti negli anni Trenta:

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