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sabato 23 maggio 2009

Intesa Sanpaolo: "... in considerazione anche degli effetti prodotti dall'attuale crisi economica e finanziaria"

Ieri ho ricevuto l'ennesima "Proposta di modifica unilaterale di contratto di conto corrente" e sentivo la puzza di bruciato prima ancora di aprire la busta:
Le comunichiamo che la Banca ha deciso di modificare alcune condizioni economiche [...] in conseguenza dell'entrata in vigore di nuove disposizioni in materia di contratti bancari [...] e in considerazione anche degli effetti prodotti dall'attuale crisi economica e finanziaria.

Queste sono le modifiche che saranno apportate:
  • [...] non sarà più applicata la commissione trimestrale di massimo scoperto;
  • le seguenti condizioni economiche:
    • oneri per scoperto di conto;
    • spese per gestione di scoperto di conto;
    sono sostituite dalla commissione per scoperto di conto, nella misura di 2 € per ogni giorno in cui sul conto si è determinato un saldo debitore e per ogni 1.000 euro di saldo debitore (o frazione)
La commissione per scoperto di conto è calcolata al termine di ogni trimestre solare; [...]
Grazie al cielo non ho mai avuto bisogno di sapere di preciso quali fossero le condizioni applicate nel caso di uno scoperto di conto, ma ricordo che quando lessi il contratto al momento della sottoscrizione mi si rizzarono sulla testa i capelli che già non avevo più, per la complessità e l'esosità di commissioni e tassi d'interesse.

Nonostante la mia pessima disposizione d'animo verso le banche moderne (oltre ad essere solamente dei parassiti sono anche dei parassiti estremamente inefficienti) nei primi 40 secondi ho provato a prendere la cosa come una semplificazione del rapporto contrattuale e quindi in positivo. Poi ho acceso il cervello per spiegare a mia moglie, nonché cointestataria del conto, cosa significava il nuovo regime: "Praticamente ti fanno pagare lo 0,2% al giorno cumulato ogni 3 mesi, chiamandolo una commissione..."

0,2% al giorno? Sì, sì. Due euro al giorno per ogni 1.000 euro di scoperto (o frazione!) addebitati sul conto ogni trimestre.

Chi fosse così pazzo da tenere uno scoperto di conto di 1.000 euro per un anno dovrebbe pagare 730 euro di commissioni per il privilegio. Non ho la forza di cercare il vecchio contratto e verificare se le condizioni precedenti fossero addirittura peggiori, ma le nuove condizioni sono ridicole. E per fortuna che si tratta solo di "innocue commissioni", se l'avessero chiamato "tasso di interesse" avrebbero dovuto scrivere "73% l'anno".

È confortante sapere che "... in considerazione anche degli effetti prodotti dall'attuale crisi economica e finanziaria" la mia banca si prepara ad applicarmi un tasso d'interesse del 73% l'anno, cumulato ogni 3 mesi, nel caso dovessi trovarmi in difficoltà.

Aggiornamento: come notato da mirko radice nei commenti nella lettera è chiaramente specificato che l'importo della commissione di massimo scoperto è limitato a 100 euro al trimestre e quindi nell'esempio sopra la banca incasserebbe in un anno 400 euro anziché 730 per uno speudo interesse del 40% annuo. La sostanza non cambia di molto poiché nell'esmpio avevo preso un caso piuttosto sfavorevole alla banca, infatti il caso peggiore è uno mantenere uno scoperto di 101 euro che genererebbe comunque 400 euro l'anno di commissioni!

giovedì 27 novembre 2008

Lorenzo Bini Smaghi e Mario Monti a confronto

Da un articolo del Corriere di oggi «Interventi a tappeto sulle banche. Anche se non vogliono».

Lorenzo Bini Smaghi:
«John Ford o Sergio Leone ce l'hanno insegnato — ricorda Lorenzo Bini Smaghi —. Lo sceriffo non deve restare senza munizioni se non vuole finire accerchiato»

«E' in gioco la fiducia nel mercato — nota — ma quella nello Stato è rimasta alta, quindi per uscire dalla crisi occorre più Stato, per ricreare un mercato funzionante»

«se le banche smettono di fare le banche, cioè di prestare, si rischia l'implosione»

Bini Smaghi ne trae un vademecum delle ricapitalizzazioni pubbliche, ormai le sole possibili: «Primo, devono essere abbondanti — elenca il banchiere — spingendo il capitale di prima qualità degli istituti su un rapporto a due cifre»

«L'intervento dev'essere a tappeto» perché «basta che resti una mela marcia per ricreare paralisi». Solo se tutti raccolgono denaro pubblico, incluso chi non lo chiede, la sfiducia può sciogliersi.

... altri governi: «Sbagliato imporre rendimenti troppo alti del capitale pubblico, interventi a condizioni punitive penalizzano gli istituti e l'economia »
Mario Monti:
«C'è un oggettivo ricatto della finanza: per chiudere la crisi vuole essere assistita — dice — ma questa è la fine dell'equità»

Magari, è solo la prova che le banche sono tossicodipendenti a cui non si può togliere la droga di colpo, riflette Bini Smaghi. «Lorenzo — interrompe Monti con la solita ironia — meglio se ti fermi qui»
Uno dei due entra a pieno titolo nella mia personale lista di "economisti che non hanno idea di cosa sia l'economia o sono in malafede o entrambi". L'altro promette bene per iniziare un lista di "economisti che parlano onestamente e sanno quello che dicono". Provate a indovinare quale è quale.

giovedì 9 ottobre 2008

Compagno Tremonti: "Benvenuti nell'Unione delle Repubbliche Socialiste Europee!"

Come forse ho già detto, non riesco ad appassionarmi alle piccole cose di casa nostra e di questo mi scuso con i lettori che invece sono interessati a capire cosa ci sta succedendo e cosa aspettarsi qui in Italia. Oggi però per caso ho ascoltato una parte della conferenza stampa del ministro del Tesoro della repubblica italiana, Giulio Tremonti, che illustrava le misure straordinarie prese dal governo per garantire e stabilizare il sistema bancario italiano in aggiunta alle misure straordinarie annunciate dal presidente della Banca Centrale Europea J.C. Trichet.

Il messaggio è semplice: appiattimento totale sulla linea americana e socializzazione delle perdite del sistema bancario. Il tutto ovviamente "per il bene dei risparmiatori".

Anche la forma del messaggio ricalca fedelmente la retorica al contrario di Hank Paulson, negando tutte le affermazioni fatte da Tremoniti in conferenza stampa si ottiene un quadro della realtà piuttosto fedele.

Partiamo dall'antefatto: tutte le banche hanno fatto investimenti speculativi ad alto rischio con i soldi dei risparmiatori: speculazione immobiliare diretta (mutui al 100%, prestiti ai costruttori/speculatori immobiliari), acquisizioni bancarie, trading di strumenti finanziari (spesso legati alla speculazione immobiliare negli Stati Uniti o ad altri tipi di speculazione), credito al consumo, etc. Negli ultimi 6 anni la dirigenza, il personale, i fornitori, gli azionisti e i creditori delle banche (i cosiddetti stakeholders) hanno realizzato profitti da capogiro a causa del livello stratosferico di rischio finanziario che le banche si assumevano.

Quello che sta accadendo oggi è che si sta rivelando non solo la dimensione colossale del rischio finanziario assunto dalle banche, ma anche il fatto che questo rischio finanziario è stato prezzato malissimo. Allo stato attuale è facile prevedere che le perdite complessive per le il sistema bancario internazionale saranno maggiori dei profitti realizzati negli ultimi 6 anni. Per la banca d'affari americana Merrill Lynch (oggi proprietà di Banc of America) questa previsione si è già realizzata.

Tu: "Ma questo vuol dire che i banchieri non capiscono un accidente di finanza?"

Io: "Esatto."

Ogni banca si è limitata a fare una cosa un po' più stupida della banca accanto per guadangare un po' di più. Senza che nessuno, meno che mai i gli organismi di sorveglianza, si chiedesse se il livello di idiozia raggiunto fosse pericoloso o meno. Iterando questo processo per 20 anni si ottiene la più grossa crisi finanziaria della storia. Questa.

La soluzione del mercato è tanto semplice e quanto brutale: gli stakeholders che hanno volontariamente investito/speculato in una banca e che hanno realizzato i colossali profitti in passato oggi si beccano le ancor più colossali perdite. Come si insegna ai bambini: "Chi rompe paga e i cocci so' li sua".

La soluzione dei compagni Paulson, Trichet e Tremonti è ugualmente semplice: onde proteggere i colossali profitti realizzati dagli stakeholdes le ancora più colossali perdite delle banche verranno realizzate dal contribuente, cioè da tutti. È il socialismo per i ricchi: "Privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite".

Questa è pianificazione di stato della finanza, la burocrazia sceglie chi vince e chi perde. Alessandro Profumo vince, io e te perdiamo.

Quello che ha caratterizzato l'esperienza comunista dell'URSS e che ne ha determinato il fallimento, non è stata l'ideologia, ma l'implementazione basata sul potere assoluto della burocrazia.

Benvenuti nell'URSE, Unione delle Repubbliche Socialiste Europee.

martedì 7 ottobre 2008

Il Sole24Ore sulle garanzie per i risparmiatori

Dopo il panico di ieri nei mercati del credito e il crollo delle borse a livello mondiale il Sole24Ore pubblica un utile sommario riguardo alle garanzie sui più diffusi veicoli del risparmio. Consiglio a tutti di leggerlo attentamente ed esercitarsi a leggere sia quello che c'è scritto che quello che non c'è scritto.

Qualche aiutino:
Posso stare tranquillo per i miei certificati di deposito?
Certo, il Fondo interbancario di tutela dei depositi garantisce anche quelli ma solo se nominativi, non al portatore, per gli stessi controvalori indicati per i conti correnti bancari.
Se ho dei certificati di deposito emessi dalla stessa banca presso la quale ho un conto corrente il limite di €100.000 si applica alla somma dei valori? (credo di sì, ma potrei sbagliare, chi si trovasse in questa situazione farebbe bene a informarsi).
Sono sicuri i titoli di Stato?
È lo Stato che garantisce i Buoni ordinari del Tesoro e gli altri titoli pubblici come CTz, CcT o BTp e si impegna a restituire a chi li sottoscrive, a scadenze prestabilite, la somma investita oltre a un interesse che varia in base alle condizioni del titolo e alle oscillazioni del mercato.
Dunque la sicurezza dipenda da quale Stato li garantisce. In questo momento molti Stati sono sotto pressione e sono considerati a rischio di insolvenza, che io sappia almeno Pakistan, Islanda e Argentina. Anche all'interno dell'Unione Europea i rendimenti dei titoli di Stato dei vari Paesi variano molto, i più sicuri sono quelli Tedeschi, e tra i meno sicuri ci sono... i nostri. Inoltre come ho detto in La nuova death watch list istituzionale a tempo debito perfino i titoli di Stato degli Stati Uniti potrebbero finire in pericolo.
Qual è la situazione per i fondi comuni?
I fondi comuni, così come la loro versione quotata – gli Etf –, sono organismi di investimento collettivo del risparmio, prodotti da società di gestione del risparmio (Sgr) spesso controllate da istituti di credito ma autonome. Gli attivi sono custoditi da una banca depositaria. In caso di liquidazione della banca i patrimoni dei fondi comuni e degli Etf non sono interessati dalla liquidazione ma restano di proprietà del risparmiatore e gli vengono restituiti. Ovviamente l'andamento del mercato influenza il valore delle quote, che può salire o scendere.
Questa è la più sottile, vi prego di rileggerla attentamente.

In caso di liquidazione "della banca che li custodisce" i beni dei fondi sono salvi, ma cosa succede se a fallire è la "Sgr" stessa? Che io sappia il patrimonio dei fondi comuni finisce nel processo di liquidazione fallimentare, quindi potrebbe subire perdite anche consistenti (ancora, chi fosse interessato farebbe bene ad informarsi).

Per lo meno oggi si respira molto meno panico.

lunedì 6 ottobre 2008

Unicredit vara un aumento capitale da €6,6 miliardi

Ok. Il consiglio di amministrazione di Unicredit ha varato, di domenica pomeriggio, un piano di ricapitalizzazione da circa €6,6 miliardi. Ancora non ci sono dichiarazioni ufficiali della direzione. Se domani mattina dicono di non averne bisogno e che lo fanno solo per calmare i mercati, siamo al punto 5. del tipico percorso verso il collasso. Comincio decisamente ad essere nervoso.

Aggiornamento: Alessandro Profumo AD di Unicredit la mattina del 6 ottobre:
  • "Stiamo assistendo a una crisi che non ha precedenti, se non forse il crac del 1929"
  • "Chiaramente abbiamo sottovalutato le condizioni del mercato"
  • "Non c'è alcun impatto sulla base dei depositi. Abbiamo registrato una crescita positiva con l'arrivo di nuovi clienti"
Due delle tre affermazioni sono sacrosante. Una è dubbia, almeno a giudicare dalle telefonate che ricevo da amici e parenti. In ogni caso non hanno preso sotto gamba la situazione.

Come dicevo in Continua la nazionalizzazione dell'economia USA:
La missione numero uno dell'attuale amministrazione [USA], ossia evitare che i giornali comincino a parlare di "Seconda Grande Depressione" prima delle elezioni presidenziali di novembre, sembra sempre più una missione impossibile...
Compagno Paulson. Missione fallita.

http://google.com/trends?q=great+depression


mercoledì 1 ottobre 2008

Due Cents, un eccellente blog di finanza ed economia in italiano

Nell'articolo di ieri sul caso Unicredit ho linkato un post del blogger italiano Stand su Due Cents. È un blog che ho trovato per caso e ne ho esplorato i post solo dopo aver pubblicato l'articolo di ieri... caspita! mi rimangio molto volentieri le mie lamentele che in Italia non ci sono blog di finanza ed economia interessanti.

Aggiunto ai link sulla sinistra e vivamente consigliato a chi vuole capircio qualcosa.

martedì 30 settembre 2008

Hypo RE, HVB, Unicredit crisi a effetto domino

Per dirla con le parole di Affari&Finanza: "Il caso Unicredit comincia a preoccupare..."
... Ieri la banca ha perso il 10% scendendo ai minimi dal '98, oggi ha lasciato sul parterre un altro 12,69% fino a 2,59 euro, nuovo record negativo. Volumi impetuosi, con 448 milioni di titoli scambiati, oltre il doppio della media per 1,2 miliardi di controvalore. In due giorni il gruppo ha vaporizzato una dozzina di miliardi di euro di capitalizzazione, scendendo sotto i 35 miliardi di valore. E senza che i venditori si potessero riparare dietro qualche cattiva notizia particolare.

Lunedì c'era il quasi fallimento di Hypo Re, gruppo tedesco che costringerà a un prestito salvagente da 35 miliardi gli istituti attivi in Germania, dove la banca di Alessandro Profumo è il secondo operatore. Oggi non c'è neppure questo "alibi", anzi il comparto bancario a Piazza Affari e altrove si è mosso in tenue recupero.
Il gruppo bancario più grande d'Italia e tra i più grandi d'Europa è finito nel "cono d'ombra" della crisi finanziaria. Anche cercando sulla stampa italiana non ho trovato spiegazioni convincenti di cosa stia succedendo, ma l'innesco sembra sia stato il quasi-fallimento di Hypo RE, una finanziaria immobiliare tedesca. Il salvataggio sponsorizzato dal governo tedesco prevede la concessione di un prestito miliardario da parte di un consorsio di banche tedesche (en) tra cui anche HVB, banca del gruppo Unicredit (hattip El Gringo). Più di questo non so.

Quello che mi preoccupa invece è il canovaccio che si sta seguendo. Negli Stati Uniti il percorso tipico di una banca verso il collasso è stato questo:
  1. implode un fondo, una divisione o una azienda controllata
  2. iniziano a circolare indiscrezioni su presunti problemi di liquidità e il titolo accumula pesanti perdite
  3. l'amministratore delegato cerca di tranquillizzare i mercati con parole come: "La nostra posizione patrimoniale è eccezionalmente forte e abbiamo disponibile tanta liquidità che rischiamo di affogarci dentro", ma il titolo continua ad accumulare perdite
  4. l'ente regolatore afferma la solidità finanziaria dell'intero sistema e in particolare dell'azienda oggetto di indiscrezioni, ma il titolo continua ad accumulare perdite
  5. per tranquillizzare i mercati l'amministratore delegato annuncia un aumento di capitale "anche se non ne abbiamo nessun bisogno, perché non abbiamo nessuna perdita, ma solo per far vedere che possiamo", il titolo rimbalza
  6. l'amministratore delegato annuncia ingenti perdite e svalutazioni che mandano in fumo il capitale appena raccolto, il titolo torna rapidamente sui minimi
  7. le banche americane, quelle di classe, riescono a ripetere i punti dal 3. al 6. numerose volte (il record è di Merrill Lynch con non meno di 3 aumenti di capitale in un anno)
  8. la banca implode a causa della fuga di depositi e deve essere salvata, nazionalizzata o liquidata
Unicredit in questo momento sembra pericolosamente al punto 4. Se annunciano un aumento di capitale dicendo che non ne hanno bisogno per me è il segnale ed entro ufficialmente nel panico.

La prima legge del panico dice: se proprio devi farti prendere dal panico, vedi bene di essere il primo.

Banche italiane: UniCredit sotto pressione

Chi segue il blog avrà capito che non riesco a interessarmi alle piccole cose che accadono in Italia e in effetti anche volendo le sorgenti di informazioni affidabili sono ridotte al lumicinio. Leggere la stampa nazionale è inutile o addirittura dannoso, e blog veramente interessanti non ne ho trovati e ho smesso di cercarli.

Inoltre una cosa è riportare opinioni affidabili sulle banche in crisi oltre-oceano e una cosa è parlare delle banche di casa propria, col rischio di far preoccupare amici, conoscenti e visitatori. Ma UniCredit è finita sotto i riflettori della crisi recentemente (en) nonostate i vertici della banca e la Banca d'Italia siano intervenutio a rassicurare gli investitori.

Aggiungo che, per quello che ne so:
  • le bache italiane sono considerate meno a rischio della media a causa delle politiche estremamente restrittive nella concessione del credito,
  • i depositi bancari sono assicurati dallo Stato fino ad un massimo di €100.000 per persona per banca,
  • io stesso ho un conto UniCredit, intendo informarmi su cosa sta succedendo, ma ancora non sono preoccupato.