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mercoledì 14 gennaio 2009

Banche USA: Citigroup nuovamente in crisi

Le borse mondiali sembrano aver interrotto in maniera piuttosto brusca, e tutto sommato inaspettata, il poderoso rimbalzo iniziato a fine novembre, con la nazionalizzazione parziale di Citigroup.


E proprio uno sguardo al prezzo delle azioni della più grande banca del mondo ci insinua un sospetto.


Si direbbe che il paziente abbia bisogno di una nuova massiccia iniezione di contanti di Stato, e subito. Pena probabile, una replica del panico dell'autunno scorso.

Aggiornamento: tanto per non essere da meno anche Bank of America si scopere il braccio e chiede la sua dose di contanti di Stato (en) o minaccia di non riuscire a digerire il boccone Merrill Lynch, evidentemente avvelenato. I miei sensi di ragno mi dicono che oggi o al massimo domani mattina Hank Paulson si farà autorizzare dal Congresso i secondi $350 miliardi del suo piano di "salvataggio" e che dovevano rimanere a disposizione della amminstrazione Obama. D'altronde domani è l'OpEx e per leggere i mercati americani è imperativo "pensare come un criminale".

Aggiornamento: come previsto, il Senato ha effettivamente votato l'ok ai $350 miliardi e Bank of America ha ottenuto qualche altra decina di miliardi di denaro pubblico. Inoltre, Bank of America e Citigroup hanno annunciato ieri, dopo la chiusura dei mercati, che avrebbero anticipato la presentazione dei risultati del trimestre a questa mattina, prima dell'apertura dei mercati. La logica vorrebbe che, dopo il bagno di sangue degli ultimi giorni, intendano "sorprendere" con qualche buona notizia e favorire il rimbalzo dell'OpEx che per il momento sembra un po' anemico. Ma le voci che circolano sono le più disparate.

venerdì 21 novembre 2008

Citigroup la prossima bancha USA ad essere nazionalizzata?

Citigroup è probabilmente la banca più grande del mondo con uno stato patrimoniale proprio dell'ordine di $2.000 miliardi e altre centinaia di miliardi di dollari in aziende controllate. Le indiscrezioni che circolano a Wall street e il grafico qui sotto dicono che Citigroup potrebbe essere sulla strada che porta ai dinosauri.


Ovviamente, l'unica soluzione sul tappeto è la nazionalizzazione completa.

Vediamo, dei miei primi post nella serie death watch list, Aziende in diversi stadi di crisi, di giugno e Fannie Mae e Freddie Mac: i giganti dei mutui "prime" ancora sotto pressione, di luglio, delle quindici aziende citate chi rimane in piedi a fatica sono UBS e lo stato federale della California.

Aggiornamento: Beh! Non c'è voluto molto. Sostanzialmente Citigroup è la più grande banca di Stato del pianeta (en) (chi non mastica l'inglese come notizia si deve accontentare della solita paccottaglia nostrana). Ancora Continua la nazionalizzazione dell'economia USA.

giovedì 23 ottobre 2008

Crollo delle borse, i trader che seguo si stanno preparando a un'altro Armageddon!

Ooops! Sembra che i maggiori indici americani abbiano appena rotto dei livelli tecnici molto osservati dai trader e la maggior parte dei blog che seguo che si occupano anche di mercati azionari si stanno preparando a un altro paio di settimane altrettanto orribili di quelle del crollo scorso.

I mercati sono imprevedibili, ma se gli indici non rimbalzano sui minimi dello scorso crollo, a pochi percento di distanza, la prossima fermata potrebbe essere un 20% più sotto. E poi un rimbalzo e così via.

venerdì 17 ottobre 2008

La lista delle banche fallite in america sul sito della FDIC

Come ogni venerdì il popolo dei blog tiene d'occhio la la lista ufficiale delle banche fallite negli Stati Uniti pubblicata in tempo reale dalla FDIC, l'azienda federale per l'assicurazione dei depositi bancari:

http://www.fdic.gov/bank/individual/failed/banklist.html

Dopo quello che è avvenuto nel mondo nelle ultime tre settimane, con grandi banche nazionalizzate a due o tre al giorno, il sostanziale fallimento di un Paese intero (en) e il più grande piano coordinato di nazionalizzazione dell'economia mondiale, il fallimento di un paio di banche regionali arriva a mala pena a trovare spazio nelle pagine di economia. Oggi però corre la voce che a ricevere la visita degli ufficiali della FDIC potrebbe essere la banca controllata da GMAC, il braccio finanziario della General Motors. GMAC è grosso modo della dimensione di Washington Mutual, quindi sufficiente a generare un po' di attenzione.

Aggiornamento: Anche interessanti possono essere i miei post che riguardano la mia lista di aziende in pericolo o gli aggiornamente sui fallimenti bancari nel mondo.

sabato 4 ottobre 2008

Quanti sono $700 miliardi?

Come ho detto tempo fa, il modo migliore per dare un senso ai numeri della macroeconomia è quello di convertire le cifre in dollari pro capite o per lavoratore. In alternativa si può dare una dimensione ad una cifra macroeconomica elencando cosa altro si potrebbe comprare o finanziare con quei soldi.

Incidentalmente la cifra scritta nella legge e che circola per la stampa internazionale è $700 miliardi, ma il famigerato Piano Paulson è congegnato in maniera tale da non prevedere in realtà alcun limite alla quantità di denaro pubblico che il Tesoro può utilizzare. In ogni caso prendiamo per buoni i $700 miliardi e vediamo di dare loro una dimensione.

Per prima cosa $700 miliardi corrispondono a:
  • $2.350 pro capite
  • $3.550 per lavoratore attivo
Cioè alla firma del presidente Bush ogni cittadino degli Stati Uniti, inclusi vecchi e bambini, si è istantaneamente ritrovato titolare di $2.350 di debiti.

Molti giornali si sono esercitati nell'immaginare cosa altro si potrebbe comprare o finanziare con $700 miliari, come se i soldi fossero effettivamente disponibili invece di dover essere chiesti in prestito. Per esempio: si potrebbe assicurare l'assistenza sanitaria universale per sei anni, o lanciare un piano industriale 3 volte più grande del "New Deal" degli anni '30.

Un articolo del New York Times (che non riesco a ritrovare) propone una bella rappresentazione grafica delle dimensioni reciproche dei numerosi piani di supporto al sistema finanziario confrontati con numerosi altri numeri macroeconomici.



$700 miliardi sono una quantità enorme di soldi. In confronto le spese associate alle guerre in Iraq e Afganistan nel 2008 sono appena $186 miliardi.

martedì 30 settembre 2008

Fallimenti banche USA: Wachovia Bank acquistata da Citigroup con l'aiuto della FDIC

Una banca insolvente che ne acquista un'altra ancora più insolvente può sembrare un esercizio di futilità, ma il panico fa fare cose bizzarre. E poi l'affare si è concluso solo perché una parte delle perdite dovrebbero finire sul conto della FDIC, cioè sul conto del contribuente americano.

L'accordo sembra piuttosto complesso (en), ma una cosa è certa: un'altra delle banche segnalate a rischio nella death watch list presentata a fine giugno ha fatto la fine dei dinosauri.

I puristi possono sostenere che tecnicamente non si tratta del più grosso fallimento bancario della storia, solo quattro giorni dopo che il record era stato aggiudicato a Washington Mutual, perché la banca non è stata formalmente commissariata dalla FDIC. Ma è una questione di lana caprina. Wachovia Bank con uno stato patrimoniale da $700 miliardi e con $450 miliardi di depositi bancari era insolvente da tempo e sarebbe fallita questa mattina. Il grafico del prezzo delle azioni dice tutta la storia: da $54 a $0,01 in nemmeno due anni.


E la FDIC sborserà a tempo debito svariati miliardi di dollari. È il nuovo record.

La nazionalizzazione del sistema finanziario degli Stati Uniti prosegue senza sosta.

sabato 27 settembre 2008

Aggiornamento sulla lista delle aziende in crisi dopo il fallimento di WaMu

A giugno avevo presentato la death watch list, la lista delle aziende a rischio di vita, componendola a partire dalle informazioni che circolavano allora per il blog finanziari, aggiungendo poi a luglio Fannie Mae e Freddie Mac, vediamo cosa dicevo a giugno:
Alcune delle aziende che sono nella death watch list dei blog finanziari e che i media tradizionali continuano a descrivere invece come aziende in difficoltà, ma certo non moribonde, sono:
  • General Motors, il più grande costruttore di autoveicoli degli Stati Uniti, e la Chrysler,
  • Indymac Bancorp, Washington Mutual e Countrywide Financial (in fase di fusione con Bank of America), alcune tra le finanziarie residenziali più grandi degli Stati Uniti,
  • Lehman Brothers, quarta banca d'affari degli Stati Uniti,
  • MBIA e Ambac Financial, due grandi aziende di assicurazione finanziaria.
In forma meno drammatica ci si aspetta brutte sorprese da:
  • UBS, Citigroup e Wachovia, alcune le banche commerciali più grandi del mondo,
  • Merril Lynch, terza banca d'affari degli US,
  • lo stato della California
A oggi risultano ufficialmente fallite:
  • Indymac
  • Lehman Brothers
  • Washington Mutual
nazionalizzate in forma più o meno ufficiale:
  • Fannie Mae e Freddie Mac
  • AIG (non inclusa nella mia lista originale)
assorbite o acquistate in emergenza per evitare il fallimento:
  • Contrywide Financial acquistata da Banc of America
  • Merrill Lynch acquistata da Banc of America
ridotte all'irrilevanza e in fase di liquidazione controllata non ufficiale:
  • Ambac Financial
  • MBIA
alla disperata ricerca di un compratore o di una fusione (ossia sono, a meno di eventi eccezionali, a pochi giorni dal fallimento):
  • Wachovia Bank
  • Morgan Stanley (non presente nella lista originale)
La mente collettiva dei blog finanziari sbaraglia gli analisti di Wall Street (con l'unica eccezione di Meredith Withney) e delle istituzioni.

Con che faccia si presentano a chiedere poteri eccezionali per "risolvere la crisi" le stesse persone che non hanno saputo anticipare nessuno dei problemi colossali che emergono giornalmente? E con che faccia il Congresso si appresta a concedere questi poteri eccezionali (en) quando il blog finanziari stanno organizzazndo la più colossale contro-manovra di lobby privata coinvolgendo migliaia di cittadini nel telefonare, mandare fax e email a tutti i rappresentanti per fermare il piano per salvare le banche a spese dell'economia reale?

Come ho già detto, la crisi finanziaria per quanto colossale lasciata a sè stessa non è in grado di provocare una depressione economica:
Oggi più di allora per trasformare la recessione globale in qualcosa di veramente devastante paragonabile a una seconda grande depressione servirebbe il lavoro assiduo, meticoloso e determinato di elite politiche, economiche e finanziarie decise a mantenere lo status quo costi quel che costi. Capaci di ignorare le più basilari regole della logica che imporrebbero di abbandonare modelli comportamentali che si sono dimostrati non semplicemente autodistruttivi, ma banalmente autodistruttivi. Capaci di precipitare ottusamente se stessi e il proprio Paese nell'abisso pur di non cedere il più piccolo brandello di potere...
Bush, Paulson e Bernanke sembrano determinati a gettare gli Stati Uniti e il mondo nella Seconda Grande Depressione.

Quello che fa grandi gli Stati Uniti anche in questo momento difficile è che pochi individui integri non temono di dire le cose come stanno e riescono a coinvolgere migliaia di cittadini nel tentativo di cambiare il corso della storia:

venerdì 26 settembre 2008

USA: Washington Mutual il più grande fallimento bancario della storia

A quanto pare questa settimana il venerdì è arrivato con un giorno di anticipo.

Giovedì sera l'ente di controllo bancario ha revocato la licenza di banca alla Washington Mutual Bank e ha nominato la FDIC commissario straordinario. Ossia Washington Mutual è la tredicesima banca che fallisce negli Stati Uniti quest'anno.

È il più grande fallimento bancario della storia. $300 miliardi di beni e $150 miliardi di depositi. Un altro record della crisi finanziaria.

In poche ore la banca vera e propria è stata separata dalle altre aziende del gruppo finanziario ed è stata venduta dalla FDIC a JPMorgan, che apparentemente si è accollata decine di miliardi di perdite.

Quelli che stiamo vivendo sono giorni che rimarranno nella storia.

Abbiamo ucciso un ostaggio. Vogliamo $700 miliardi e un'auto sportiva

Come ho già insinuato in I compagni Paulson e Bernanke contro il popolo degli USA quella di Washington Mutual appare come l'esecuzione di un ostaggio durante una trattativa. Il Congresso non vuole pagare il riscatto richiesto? Questo è il primo cadavere, se vi azzardate a fare i duri altri seguiranno a breve. Vogliamo $700 miliardi e un'auto sportiva.

La lotta tra Wall Street e il popolo USA entra nel secondo round. Lunedì mattina avremo il panico o l'annuncio dell'accordo. In questo secondo caso il panico è rimandato a martedì.

martedì 23 settembre 2008

Goldman Sachs e Morgan Stanley diventano banche, e Washington Mutual già lo era

Per la stampa la notizia di oggi è che il prezzo del petrolio è schizzato da $105 a $130 al barile in una sola seduta (+24%). Ma chiunque sappia qualcosa di mercati (apparentemente questo gruppo non include i redattori di economia del corriere della sera) sa che è una mezza bufala, infatti a schizzare nella stratosfera sono stati solo i futures di ottobre per i quali oggi era l'ultimo giorno di contrattazione. I futures sono prodotti finanziari derivati che permettono di scommettere sul prezzo del petrolio ad una data stabilita, qualcuno deve aver fatto nei giorni passati una grossa scommessa terribilmente sbagliata e oggi era l'ultimo giorno utile per chiudere la scommessa a mercato quasi deserto. I futures di novembre e il prezzo istantaneo (spot price) sono variati molto meno dollari (en).

Ma la vera notizia di oggi è che Goldman Sachs e Morgan Stanley, le due ultime grandi banche d'affari sopravvisute alla carneficina, hanno richiesto e ottenuto d'urgenza dalla FED il permesso di diventare delle vere e proprie banche commerciali (nonostante la confusione del termine italiano una banca d'affari non è una banca). Questa è la fine di un era. Incidentalmente, a luglio Nouriel Roubini aveva previsto il collasso del modello di business delle banche d'affari e la conseguente scomparsa delle "big five" (en) entro un paio d'anno. Come sempre era stato preso per matto e come sempre, invece, era stato troppo ottimista.

Ma parliamo alle notizie di domani.

Nonostante la procedura di massima urgenza con cui la FED ha approvato la banchificazione di GS e MS i due colossi non apriranno le filiali al pubblico domani mattina, anzi, a meno di non trovare una partnership con una banca commerciale già avviata, impiegheranno anni per mettere in piedi una struttura commerciale adeguata e rastrellare i depositi di cui hanno bisogno per stabilizzare la loro precaria posizione finanziaria. La mossa sembra poco comprensibile... a meno di non pensare come un criminale...

Due delle reginette della nostra death watch list Washington Mutual e Wachovia, sono banche commerciali con migliaia di filiali e centinaia di miliardi di dollari di depositi. Sfortunatamente hanno anche decine di miliardi di dollari di perdite non ancora ammesse e MS ha già analizzato e scartato la possibilità di fondersi con Wachovia. Ma se le due schiantassero a breve la FDIC (e quindi il contribuente) sarebbe costretta a ingoiare tutte le perdite e a mettere sul mercato filiali e depositi mondati da ogni peccato. GS e MS potrebbero comprare una struttura commerciale avviata e immacoalta. Vista l'urgenza che ha avuto la FED potremmo avere il prossimo tassello già venerdì.

domenica 14 settembre 2008

Lehman Brothers a un passo dal fallimento e i mercati mondiali a un passo dal panico

Dopo un frenetico week-end a Wall Street, tra riunioni, indiscrezioni, bracci di ferro e sicuramente minacce e panico, sembra che Lehman Brothers, quarta banca d'affari degli Stati Uniti, inizierà la procedura di fallimento entro questa sera (en). A meno di colpi di scena dell'ultima ora, nessuno se l'è sentita di comprare una banca con potenzialmente decine di miliardi di dollari di svalutazioni non dichiarate. Le due banche che si erano fatte avanti, Barclays e Bank of America, si aspettavano che il governo americano si sarebbe fatto carico del grosso delle perdite come nel caso di Bear Stearns e hanno mandato le macchine "indietro tutta" (en) quando è stato chiaro che il Tesoro degli Stati Uniti, per la prima volta dall'inizio della crisi, non era disposto a fare la parte del fesso.

Altre notizie correlate:
A meno di colpi di scena dell'ultima ora, domani sarà un lunghissimo giorno per tutti i mercati finanziari. Come dire: "No panic, no panic... ok panic!"

Quello che è realmente sorprendente però è che la crisi è iniziata più di un anno fa e solo ora il mercato riconosce quello che era ovvio già da allora, e cioè che il sistema finanziario americano nel suo complesso è insolvente (en) e che questa è la peggiore crisi economico-finanziaria dai tempi della Grande Depressione (en).

Aggiornamento: un eccellente articolo del New York Times (en) descrive gli avvenimenti degli ultimi frenetici giorni in un quadro organico. Sembra che non ci sarà nessun colpo di scena, la stampa da Lehman Brothers per spacciata.

sabato 13 settembre 2008

Anche la più gande compagnia assicurativa degli USA entra in crisi

La American International Group (AIG), la più grande compagnia assicurativa degli Stati Uniti, è finita recentemente nell'occhio del ciclone nella crisi finanziaria a causa di cattivi investimenti in vari prodotti finanziari derivati associati ai mutui americani. Fino a qualche giorno fa sembrava una delle tante vittime minori e non figurava nella mia death watch list, ma recentemente ha attirato l'attenzione su di se e oggi è stato posto sotto revisione il suo rating (en) da Standard & Poor's, una delle tre compagnie specializzate. Per una compagnia arricurativa, come per una banca, il rating è la vita e "tutte le opzioni" sono sul tappeto pur di sventare il downgrade.

Dunque in questo lungo fine settimana le aziende da salvare sono:
Come ho già detto, la crisi sta accelerando.

venerdì 12 settembre 2008

Continua la nazionalizzazione dell'economia USA

I mercati mondiali stanno ancora assorbendo l'impatto della più grande nazionalizzazione della storia dell'umanità e già gli eventi continuano a succedersi a velocità allarmante.

Il sistema finanziario americano è stretto al capezzale di Lehmann Brothers (en), un tempo la quarta banca d'affari degli Stati Uniti, ormai rassegnata a subire una fine simile a quella di Bear Stears, con o senza un sostanzioso contributo del contribuente americano. Il Tesoro ha già fatto circolare la notizia che è una questione di ore, lunedì mattina Lehmann Brothers non aprirà i battenti come un'azienda indipendente, e il governo sta attivamente contribuendo alla trattativa con i potenziali acquirenti.

In fila per ricevere la loro parte di contributo pubblico ci sono Washigton Mutual e Wachovia che sono anche in profonda crisi. Oltre a qualche decina di banche minori il cui capitale finanziario è stato vaporizzato come effetto collaterale della nazionalizzazione di Fannie e Freddie. Domani è venerdì e il becchino (la FDIC) passerà a raccogliere i cadaveri.

Il sistema finanziario americano fa acqua da tutte le parti e il governo americano ricicla l'unica "soluzione" che conosce, aumentare il debito pubblico per finanziare una serie di salvataggi di stato a favore di coloro che hanno creato il problema. Una strategia che è stata ribattezzata "il socialismo per i ricchi" attraverso la quale "i profitti vengono privatizzati e le perdite vengo socializzate". Come dire, il peggio di entrambi i mondi.

La dimensione e la frequenza degli interventi del governo nella finanza e nell'economia americana sta trasformando gli Stati Uniti, un tempo sedicente bastione del capitalismo e del libero mercato, nella più grossa economia di Stato della storia dell'umanità. Nelle parole di Nouriel Roubini in un post assolutamente imperdibile: I compagni Bush, Pailson e Bernanke ti danno il benvenuto nella USSRA (Repubblica degli Stati Socialisti Uniti d'America) (en).

La missione numero uno dell'attuale amministrazione, ossia evitare che i giornali comincino a parlare di "Seconda Grande Depressione" prima delle elezioni presidenziali di novembre, sembra sempre più una missione impossibile se anche Jim Cramer comincia a nominarla nel suo seguitissimo show su CNBC (en).

La crisi sta accelerando.

domenica 7 settembre 2008

Banche USA fallite: Silver State Bank è la numero 11

Altro venerdì altro fallimento bancario negli Stati Uniti (en), e siamo a 11 quest'anno.

La Silver State Bank di Henderson, Nevada aveva circa $1,7 miliardi di depositi bancari di cui solo l'1% non assicurati dalla FDIC. Sembra che gli americani abbiano capito che butta male e facciano attenzione a non lasciare in una singola banca più di $100.000 a persona, il limite assicurato. Basta cointestare i conti per arrivare a $200.000 a coppia o dividere i propri risparmi tra più banche.

Questo però rende gli interventi della FDIC più costosi, tanto che per questa banca non proprio piccolissima, ma certo non grande, si stima che il fondo di assicurazione dovrà sborsare tra i $450 e i $550 milioni, ossia circa il 25% del totale dei depositi (!). Che una banca riesca a bruciare il 25% del totale dei propri depositi mi sorprende non poco, ma che le autorità americane aspettino tanto a chiudere una banca che ovviamente è un buco nero finanziario, mi lascia veramente basito.

Per sapere in anticipo quali banche falliranno nei prossimi venerdì basta scorrere la lista non ufficiale delle banche in difficoltà (en), compilata da un signor nessuno di internet sulla base delle informazioni pubblicate dalla FDIC stessa. Silver State Bank era in 49a posizione.

Aggiornamento: Anche interessanti possono essere i miei post che riguardano la mia lista di azinede in pericolo o gli aggiornamente sui fallimenti bancari nel mondo.

venerdì 29 agosto 2008

Merrill Lynch da lezione su come perdere in 18 mesi un quarto dei profitti realizzati in 36 anni

Secondo un articolo del Financial Times Merrill Lynch possiede il non invidiabile primato di distruzione dei profitti generati. Infatti la terza banca d'affari degli Stati Uniti nei suoi 36 anni di attività come società quotata in borsa ha registrato, corretti per l'inflazione, $56 miliardi di profitti tra il 1971 e il 2006 e $14 miliardi di perdite negli ultimi 18 mesi. Il prospetto economico sul sito di ufficiale di Merrill ancora non comprende i $4,6 miliardi di perdite registrate nel secondo trimestre 2008, ma da un'idea di quello che sta succedendo, in media ogni trimestre di perdite cancella tra un semestre e un anno di profitti passati. E tutto lascia supporre che le pene per Merrill non siano affatto finite.

Per confronto, il lavoratore a 20.000 euro l'anno introdotto in Dare un senso ai numeri della macroeconomia guadagna al netto dell'inflazione €720.000 in 36 anni, per riuscire a emulare Merrill Lynch deve riuscire a bruciare 180.000 euro in 18 mesi, ossia 10.000 euro al mese, senza che gliene venga nessun beneficio.

Come detto in Cosa si può fare per risolvere la crisi in realtà le perdite erano già avvenute in passato, è solo la registrazione contabile che è avvenuta negli ultimi 18 mesi, quindi buona parte di quello che sta avvenendo a Merrill Lynch, come a tutte le altre banche che accumulano mega-perdite, è semplicemente un'operazione verità sui mega-profitti completamente infondati, ma registrati contabilmente negli anni passati.

Aggiornamento: Devo smetterla di postare il venerdì sera, appena mi distraggo fallisce una banca. Questa volta tocca a Integrity Bank, di Alpharetta, Georgia, con circa $1 miliardo di depositi e la palma di banca più tossica d'America tra quelle analizzate nella UNOFFICIAL Troubled Bank List (lista non ufficiale delle banche in difficoltà).

mercoledì 27 agosto 2008

USA: Banche morte che camminano?

Al rientro dalle ferie non molto è cambiato, i mercati immobiliari mondiali continuano a crollare, la crisi finanziaria prosegue la sua lunga marcia a piccoli passi e le banche trovano stratagemmi sempre nuovi per nascondere la propria insolvenza. Le novità significative sono una decisa rivalutazione del dollaro e il crollo per prezzo del petrolio, che però è ancora abbondantemente sopra i $100 al barile.

Un buon riassunto della situazione nel settore finanziario americano è un articolo in 4 pagine di Bennet Sedacca e Rob Roy su Minyanville intitolato Dead Banks Walking? (Banche morte che camminano?). Riassumo le liste dei morti e dei vivi dall'articolo. Non ci sono grosse sorprese.
Cominciamo con i quelli che tra qualche anno saranno i probabili sopravvissuti:
  • Bank of America
  • Bank of New York
  • JP Morgan Chase
  • Northern Trust
  • State Street
  • US Bancorp
  • ABN Amro
  • Deutsche Bank
  • BNP Paribas
  • Royal Bank of Scotland
  • Barclays
  • Allianz
I morti viventi veri e propri sono:
  • Fannie Mae e Freddie Mac (la nazionalizzazione può arrivare in qualsiasi momento, costo stimato per il contribuente a stelle e strisce: $500 miliardi)
  • Lehman Brothers (in vendita da diverse settimane e con lo spettro di dover pubblicare una trimestrale di cassa orribile nelle prossime settimane)
  • Zions Bancorp
  • KeyCorp
  • Fifth Third Bank
  • Washington Mutual (il fallimento della quale manderebbe per aria anche la FDIC, ossia l'ente federale di assicurazione dei depositi bancari)
  • National City
  • Regions Financial
  • General Motor/GMAC (sì, General Motors, la più grande casa automobilistica del mondo)
  • Ford/Ford Motor Credit Co. (sì, la Ford)
  • Wachovia (una banca molto simile a Washington Mutual, ma più grossa)
  • CIT Group
Gli zombi che probabilmente, per un motivo o per un altro, non scompariranno del tutto, ma potrebbero comunque subire trasformazioni sono:
  • Citigroup
  • Merrill Lynch
  • Morgan Stanley
  • Suntrust
  • Legg Mason
  • Capital One
  • AIG
  • MetLife
  • Prudential
Riassunto: il prossimo paio d'anni non butta niente bane.

martedì 29 luglio 2008

I mutui "subprime"di Merrill Lynch: un investimento "AAA" che potrebbe perdere il 95% del valore

Merrill Lynch una delle banche d'affari più grandi degli Stati Uniti è stata costretta oggi all'ennesimo annuncio di perdite e svalutazioni. Oggi abbiamo $5,7 miliardi di perdite realizzate per la vendita di alcuni strumenti finanziari (CDO) legati ai mutui subprime a un prezzo che è il 22% del valore originale, ossia una perdita del 78% su un investimento con rating AAA, il massimo possibile.

Sfortunatamente per Merrill Lynch i dettagli che circondano l'annuncio sono addirittura peggiori dell'annuncio stesso:
  1. Merrill Lynch aveva già totalizzato svalutazioni per più di $40 miliardi nell'ultimo anno (dati Bloomberg)
  2. la credibilità dell'azianda e del CEO John Thain sono in caduta libera, visto che per l'ennesima volta annunciano una perdita enorme pochi giorni dopo aver pubblicato i bilanci trimestrali e aver affermato la propria forza patrimoniale
  3. i dettagli sulla vendita dei CDO a un hedge fund annunciata oggi sono piuttosto sospetti e sembrano indicare che la vendita sia stata di fatto un'operazione di comodo ad un prezzo gonfiato. Di fatto Merrill Lynch può perdere ancora fino a $4 miliardi a causa degli stessi CDO, pur avendoli venduti (!). Nel peggiore dei casi l'investimento AAA iniziale può arrivare a perdere il 95% circa del valore.
Ah! ci sono delle nuove azioni Merrill Lynch in vendita, qualcuno ne vuole?

venerdì 25 luglio 2008

Banche USA: Washington Mutual un altro passo verso il fallimento?

Da quando l'ho segnalta nella death watch list la situazione di Washington Mutual (WaMu) è peggiorata significativamente e oggi ha gettato nel panico l'intero comparto finanziario di Wall Street. Tanto per capirci WaMu è la più grande savings and loan (banca specializzata in mutui) degli Stati Uniti con più di 2.000 filiali e $150 miliardi di depositi (IndyMac ne aveva $6 miliardi).

Gli avvenimenti:
La reazione dei mercati sembra essere in linea con le voci che corrono a Wall Street. Sono in pochi ad aspettarsi che WaMu rimanga una banca indipendente ancora per molto, le possibilità sono
  1. una acquisizione da parte di qualche altra banca commerciale, Wells Fargo sembra l'unica soluzione possibile,
  2. un altro fine settimana di lavoro per la FIDC.

martedì 15 luglio 2008

Banche USA fallite: IndyMac subisce un "bank run" post-mortem

IndyMac Bancorp ha smesso di soffrire venerdì 11 luglio subito dopo la chiusura degli sportelli, come ampiamente atteso dai bene informati e dal popolo dei blog finanziari (perfino da questo blog). La FIDC ha sequestrato tutte le proprietà della banca fallita e le ha trasferite a una nuova azienda sotto il proprio controllo che ha il compito di liquidare l'azienda. IndyMac aveva circa $6 miliardi di depositi bancari di cui $1 miliardo di depositi oltre il limite assicurato.

I depositi bancari e i certificati di deposito sono assicurati dalla FIDC per un controvalore fino a $100.000 a persona e continuano a essere disponibili come sempre, ma chiunque avesse fondi in eccesso ha perso, dall'oggi al domani, il 50% della somma non assicurata. Puff, $500 milioni sono andati in fumo.

La cosa bizzarra è che a partire da ieri IndyMac sta subendo una crisi bancaria vecchio stile (a run on the bank) con lunghe code di clienti che vogliono trasferire altrove i proprio risparmi, anche se ormai è troppo tardi per salvare la quota non assicurata e di fatto la nuova IndyMac sotto il controllo delle FIDC è più sicura della stragrande maggioranza parte delle altre banche.

A proposito in Italia i depositi bancari sono assicurati tramite un fondo interbancario di tutela dei depositi per un controvalore di €100.000 a persona a banca. Non ho idea se siano assicurate anche le obbligazioni bancarie.

giovedì 10 luglio 2008

Breve aggiornamento sulle aziende a diversi stadi di crisi

In poco meno di due settimane dal mio post sulla death watch list di aziende in attesa di implosione (dove imperdonabilmente dimenticavo di includere le due reginette) ci sono state parecchie novità, e una presa di coscienza generale sulla serietà delle condizioni di alcuni dei pazienti più gravi.

Gli aggiornamenti più interessanti:
La vera storia naturalmente è la sorte di Fannie Mae e Freddie Mac per le quali però non esiste alcuna soluzione di collasso controllato. La scelta è tra le varie possibilità di implosione più o meno traumatica per l'economia americana. Tristemente il governo americano e la Federal Reserve sceglieranno la soluzione in assoluto più traumatica, nel tentativo di rimandare di affrontare il problema insolubile di qualche altra settimana o di qualche altro mese.

In questo momento l'unica preoccupazione del governo è di arrivare alle elezioni presidenziali di novembre 2008 con una simulazione di collasso economico controllato e soprattutto prima che i giornali comincino a usare l'espressione "la Seconda Grande Depressione".

lunedì 7 luglio 2008

Fannie Mae e Freddie Mac: i giganti dei mutui "prime" ancora sotto pressione

Quando ho parlato delle aziende a vari stadi di crisi negli Stati Uniti ho dimenticato di citare i due elefanti nel bel mezzo del negozio di cristalli!

Le aziende sponsorizzate dal governo


Fannie Mae e Freddie Mac sono due aziende sponsorizzate dal governo americano (Government Sponsored Enterprises o GSE) che hanno la missione di agevolare la proprietà della casa per i cittadini americani. A questo fine funzionano come mega-finanziare di mutui all'ingrosso che comprano o assicurano dei pacchetti di mutui di alta qualità da banche e finanziare al dettaglio. Poiché le GSE vantano una garanzia implicita del governo americano possono farsi prestare denaro a tassi competitivi rispetto alle finanziarie private e questo vantaggio di tassi normalmente arriva giù giù fino al singolo mutuo. Di fatto uno dei tassi di interesse più importanti per l'economia americana è il tasso prime ossia quello applicato a chi possiede i requisiti minimi per essere finanziato dalle GSE.

L'effetto dell'esistenza delle GSE è quindi un abbassamento artificiale del tasso di interesse applicato alla maggior parte dei mutui grazia alla garanzia implicita del governo che ci si aspetta debba intervenire nel caso che le GSE dovessero fallire, ad esempio sull'onda della crisi immobiliare.

Tanto per dare una dimensione a questi due giganti, insieme finanziano circa $1.650 miliardi di mutui, hanno circa $1.600 miliardi di debiti, il tutto fondato su $50 miliardi di capitale (dati tratti da Google Finance aggiornati al marzo 2008, vedi FRE e FNM). Per chi non è pratico con l'effetto della leva finanziaria basti sapere che una perdita del 3% sul valore dei mutui finanziati è sufficiente a mandare le due aziende in tribunale. E questa è solo la punta dell'iceberg poiché in questo calcolo non sono considerati i mutui assicurati che, sulla base di un eccellente articolo del New York Times, ammontano a $2.100 miliardi per la sola Fannie Mae.

Ancora, come metro di paragone la Federal Reserve stima il debito complessivo delle famiglie legato a mutui immobiliari a circa $10.500 miliardi nel marzo 2008 (vedi Flow of Funds Accounts
of the United States
, pag.8, la colonna Household Home mortgage), quindi la sola Fannie Mae finanzia o assicura poco meno del 30% dei mutui americani!

Ci sono alcuni problemi:
  1. la garanzia è implicita nel senso che non c'è nessun obbligo da parte del governo americano a salvare le GSE in caso di fallimento, e senza la garanzia implicita si tratta solo di due aziende spaventosamente grandi e spaventosamente indebitate
  2. per chi non lo avesse notato il mercato immobiliare americano sta colando a picco con la più autorevole stima dei prezzi delle case, l'S&P Case-Shiller National index, che misura un calo superiore al 15% dal picco raggiunto del 2005
  3. si stima che più di un milione e mezzo di case siano state già pignorate (foreclosed) dalle banche che le stanno vendendo il più rapidamente possibile in un mercato terribile a prezzi inferiori al mutuo residuo, e che molti altri milioni di case saranno pignorate nei prossimi anni
Chiunque sapesse fare due più due sapeva che le GSE sarebbero diventate uno dei problemi senza soluzione della crisi finanziaria già durante il panico dell'agosto 2007, invece per mesi il governo e il parlamento americano hanno cercato di coinvolgere i due giganti nel salvataggio delle finanziarie private, rilassando ulteriormente una serie di parametri finanziari di controllo che già erano eccessivamente lassi.

Oggi improvvisamente gli investitori si sono accorti che le due aziende potrebero trovarsi nei guai. Per dirlo con CalculatedRisk: "La debolezza del mercato immobiliare è una cosa che fa notizia?"

IndyMac comincia a chiudere i battenti


Altra notizia fresca di giornata è che la palma di prima finanziaria di portata nazionale a chiudere i battenti sembra sia stata prenotata da IndyMac Bancorp dopo che l'acquisto di Cowntrywide Financial da parte di Bank of America è stato portato a termine nei giorni scorsi. Le notizie ufficiali parlano di dimezzamento della forza lavoro e la ricerca di un accordo con gli enti di controllo bancario per risolvere il problema di capitalizzazione. Il vento invece porta voci di rilevamento per mano dell'ente federale di assicurazione dei depositi FDIC alla chiusura di venerdì (anche qui e qui). Washington Mutual e Wachovia Bank attendono pazientemente il proprio turno.

In America si usa così, le banche falliscono il venerdì.